Una ricetta per fare squadra: il Team Cooking natalizio di Ever

Ci sono cene di Natale che iniziano con un tradizionale aperitivo, proseguono seduti a tavola davanti ad un classico menù natalizio e si concludono con un brindisi.
E poi ce ne sono altre che iniziano con una sorpresa: entrare in una cucina professionale, indossare il grembiule, dividersi in squadre e scoprire che, quella sera, la cena non sarà semplicemente da gustare, ma da preparare insieme.

È quello che è accaduto lo scorso dicembre ad Udine, presso l’Accademia del Gusto FVG, durante l’evento natalizio che abbiamo organizzato per  l’azienda Ever, che da 50 anni produce soluzioni innovative per la viticoltura e l’enologia.

Sono stati proprio loro a contattarci con un obiettivo molto chiaro: non replicare la classica cena aziendale (che, a ben pensarci, in molte aziende non viene più percepita come un’occasione speciale di condivisione, ma è diventata di routine), ma creare invece un momento diverso, capace di unire festa, esperienza in team e riflessione.

Da questa esigenza è nato il Team Cooking di Natale: un’attività pensata per portare le persone fuori dai contesti abituali e permettere loro di vivere un’esperienza diversa, in cui la collaborazione non fosse solo un tema da raccontare, ma qualcosa da sperimentare concretamente.

In cucina, come in azienda: il valore di collaborare insieme

Il Team Cooking è stato una sorpresa per tutti i partecipanti; nessuno infatti, fino all’arrivo in location, sapeva che avrebbe cucinato in una vera cucina professionale, sotto la guida di un attento chef. È proprio lì che è stato visibile ciò che rende queste esperienze così preziose, sui volti dei partecipanti: grandi sorrisi, espressioni sorprese, occhi che brillavano e la felicità di potersi cimentare in una vera e propria cooking class, alla “MasterChef maniera”.

Il gruppo ha iniziato a muoversi dentro un contesto nuovo, diverso da quello abituale: menù da immaginare, ingredienti da scegliere, tempi da rispettare, ruoli da distribuire, decisioni da prendere velocemente.

In questi casi sembra di parlare solo di cucina, ma basta poco per leggere tra le righe e riconoscere che ciò che accade ai fornelli racconta molto anche del modo in cui le persone lavorano insieme.

Come in azienda, infatti, non basta che ognuno faccia bene la propria parte: serve coordinarsi, ascoltarsi, capire quando prendere iniziativa e quando supportare qualcun altro, fidarsi, chiedere aiuto quando necessario e ricordare sempre che il risultato finale dipende da tanti piccoli contributi, anche da quelli meno visibili.

È proprio questo il valore delle attività esperienziali: creare un contesto diverso dal quotidiano, in cui le modalità di collaborazione emergono in modo spontaneo. Durante il Team Cooking abbiamo potuto osservare dinamiche che spesso rimangono meno evidenti nei normali contesti lavorativi: chi prende subito l’iniziativa, chi preferisce prima osservare e poi agire, chi si concentra sui dettagli, chi sostiene il gruppo nei momenti più complessi e chi contribuisce a mantenere un clima positivo.

La cucina, quindi, diventa uno spazio in cui riconoscere comportamenti e modalità relazionali che fanno parte anche della vita aziendale, offrendo al team una nuova prospettiva sul proprio modo di collaborare.

Suor Myriam e Suor Eleonora: due guide speciali tra cucina e comunità

Ad accompagnarci durante l’intera esperienza, oltre allo chef professionista, sono state due persone speciali: Suor Myriam e Suor Eleonora, monache benedettine, psicologhe psicoterapeute e formatrici. Con la loro energia, la loro intelligenza e la loro storia fuori dal comune, hanno portato al Team Cooking uno sguardo profondo sul tema della collaborazione e dell’unità, mettendo in relazione due mondi apparentemente opposti, il monastero e l’azienda, che in realtà sono più simili di quanto si possa immaginare. Entrambi sono infatti contesti organizzati, in cui convivono ruoli, regole, responsabilità, relazioni e obiettivi comuni, e dove la qualità della collaborazione quotidiana può fare la differenza.

Grazie all’intervento delle due monache, abbiamo potuto offrire ai partecipanti una lettura dell’esperienza ulteriore, non solo come un momento piacevole e divertente, ma come un’occasione per interrogarsi sul vero significato dell’essere una squadra.

Il valore di queste iniziative sta anche dalla possibilità di fermarsi, rileggere quanto accaduto e dare significato ai comportamenti osservati.  E la cucina, in questo senso, ha funzionato come uno specchio: ha permesso di vedere dinamiche nuove e, allo stesso tempo, mettere in evidenza dinamiche già presenti nei comportamenti quotidiani in azienda; solo che, all’interno di un contesto diverso, sono diventate più visibili, più immediate, più facili da riconoscere.

Una cena di Natale che diventa esperienza da ricordare

A rendere speciale una cena di questo tipo non è solo ciò che arriva in tavola, ma tutto quello che accade prima: le persone che si mettono in gioco, i piccoli gesti di aiuto, gli imprevisti superati insieme, la soddisfazione di riconoscersi dentro un risultato comune, trasformando un momento conviviale in un’esperienza capace di lasciare qualcosa anche dopo la fine della serata.

Possiamo dire che il bello del Team Cooking sia proprio questo: mentre si impasta, si taglia, si assaggia e si corregge una ricetta, il gruppo ha l’opportunità di sperimentare concretamente cosa significa collaborare. Le persone si avvicinano, si riconoscono, scoprono modi diversi di stare insieme. E, quasi senza accorgersene, passano dal “fare insieme qualcosa” al “sentirsi parte di qualcosa”.

Con queste iniziative, una cena di Natale può diventare molto più di un semplice momento di festa: può essere un’occasione per ringraziare le persone per il loro impegno, celebrare un anno di lavoro, rafforzare i legami e ricordare che, dentro ogni organizzazione, il successo non è mai davvero il risultato di un singolo ingrediente, ma una ricetta collettiva.