Thomas Torelli e Rachele Bindi: partire leggeri per trasformare la propria vita

Sta per tornare la Scuola per Equilibristi Sognatori, e con essa un viaggio straordinario che unisce emozioni, esperienze, formazione manageriale e crescita personale. Dopo il successo delle edizioni precedenti, questo percorso si rinnova, pronto ad accogliere nuove storie, emozioni e trasformazioni e nel 2025 diventa un viaggio alla scoperta di storie, luoghi ed esperienze in grado di emozionare, trasformare e donare nuove consapevolezze.

La prima tappa, “Partire Leggeri“, è molto più di un semplice inizio: è un invito a lasciare andare ciò che non serve, a fare spazio in valigia per ciò che conta davvero e per ciò che troveremo lungo il viaggio e a prepararsi a camminare con il cuore più libero, aprendosi ad una nuova visione.

Ad accompagnarci in questa prima tappa saranno due professionisti di grande spessore, Thomas Torelli e Rachele Bindi, due anime appassionate che porteranno prospettive diverse ma complementari per offrirci un punto di vista trasformativo sul tema del “partire leggeri”.

Chi sono Thomas Torelli e Rachele Bindi, i due formatori della prima tappa della Scuola per Equilibristi Sognatori

Regista e produttore indipendente, Thomas Torelli è noto per la sua capacità di trasformare temi complessi in storie che ispirano. I suoi documentari, come “Un Altro Mondo” e “Food ReLOVution”, hanno ricevuto riconoscimenti internazionali, sensibilizzando il pubblico su questioni etiche, sociali e ambientali. Nel 2019 ha fondato UAM.tv, una piattaforma web dedicata alla diffusione di contenuti per una società più consapevole. Ha inoltre pubblicato tre libri tra cui “Il Sentiero della Gioia”, da cui ha tratto l’omonimo film documentario.
Rachele Bindi è invece una psicologa e psicoterapeuta specializzata in libroterapia, tecnica con cui conduce percorsi individuali e di gruppo per promuovere il benessere psicologico. Collabora con enti, istituzioni e case editrici per promuovere la lettura come strumento terapeutico e partecipa regolarmente a festival letterari e convegni.
È autrice di saggi come “Trame Archetipiche” e “I libri che fanno la felicità”, e dal 2004 si occupa anche di consulenza e formazione aziendale nell’ambito delle Risorse Umane, lavorando come storyteller.
Saranno loro ad iniziare questo percorso della Scuola per Equilibristi Sognatori 2025, condividendo con voi riflessioni e ispirazioni su cosa significa davvero “partire leggeri“. Le loro parole non sono solo una guida, ma anche un primo passo verso un viaggio che speriamo possa toccare chiunque scelga di farne parte.

Nella loro doppia intervista, Thomas Torelli e Rachele Bindi ci accompagnano in una riflessione sui temi cardini di questa prima tappa formativa; attraverso le loro esperienze personali e professionali, ci offrono spunti per lasciar andare il superfluo e prepararci davvero a “partire leggeri”.

Il significato di “partire leggeri”: l’intervista a Thomas Torelli e Rachele Bindi

Il concetto di “partire leggeri” può assumere significati diversi a seconda del percorso di vita e del contesto professionale. Cosa significa per te lasciar andare? E come questa idea si riflette nel tuo lavoro?

Thomas: Una delle cose più importanti che secondo me bisogna lasciare andare è la ragione. Nel film “Choose Love”, documentario creato nel 2018, tratto principalmente questo tema, anzi è proprio questo tema che mi ha ispirato al film.

Smettere di avere ragione è una delle chiavi principali per arrivare ad avere una vita piena di leggerezza.

Può sembrare un ossimoro ma secondo me è proprio la chiave della felicità: cercare la leggerezza attraverso la liberazione di tutta una serie di convinzioni, che spesso sono soltanto dei preconcetti costruiti dal nostro ego e dai nostri condizionamenti. Quindi smettere di avere ragione, lasciare andare più cose possibili materiali e immateriali è una delle grandi vie per la felicità e un mondo migliore.

Rachele: Lasciar andare per me significa riuscire ad aprirsi al nuovo, rinunciando alle proprie certezze che spesso diventano convinzioni limitanti.

Quando davvero riusciamo a partire leggeri i nostri bagagli non sono del tutto pieni, c’è sempre un poco di spazio che potremo usare per riportare a casa ciò che di importante e significativo abbiamo incontrato lungo il viaggio.

Nel mio lavoro da psicoterapeuta e da consulente, l’apertura al nuovo, la possibilità di trovare un nutrimento nell’inaspettato sono fondamentali: portano benessere psicologico e al tempo stesso sostengono l’intuizione e la creatività.

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Nel tuo ambito, quali sono le abitudini o i modi di pensare che più spesso limitano la capacità delle persone di aprirsi al nuovo? Come le affronti?

Thomas: Sono convinto che buona parte del pensiero collettivo dipenda da condizionamenti esterni, quindi la prima regola è quella di fare in modo di de-condizionarsi o farsi condizionare da cose che fanno bene alla nostra anima. Se siamo coscienti del fatto che tutto ciò che c’è fuori è una proiezione di quello che, in qualche modo, noi siamo dentro, ma quello che siamo dentro è la conseguenza delle informazioni che riceviamo, diventa fondamentale nutrirsi di informazioni propositive e non che contribuiscano alla paura. La paura infatti è il più grande lucchetto energetico, la paura ti immobilizza, la paura ti frena, la paura è esattamente contraria come vibrazione a quella dell’amore. Quindi il consiglio che posso dare è quello di nutrire la nostra anima di bellezza attraverso cose che ti fanno stare bene, qualunque esse siano.

Permettiamoci di di vivere nella bellezza: solo così la potremo proiettare nel mondo.

Rachele: Nel mio lavoro vedo ogni tipo di convinzione limitante, ognuno di noi si porta sulla spalla un giudice interno che ogni tanto (per qualcuno purtroppo continuamente) sussurra: “Non ce la fai, non sei all’altezza, non hai le competenze giuste, lo vedranno che non sei in grado” e similari. Il più delle volte siamo noi stessi ad ascoltare questa voce e a darci dei limiti, con quel meccanismo che anni fa si chiamava self-handicapping e che oggi viene più spesso citato come sindrome dell’impostore. Dalle nostre convinzioni derivano le nostre abitudini, che mettiamo in campo il più delle volte in maniera inconscia e che possono sembrarci, nel tempo, immutabili.

Le abitudini però si possono cambiare, non sono loro a definire la nostra personalità.

Quindi ogni volta facciamo affermazioni come “io sono fatta così” o “io sono una di quelle persone che…” stiamo usando una abitudine o un comportamento per descriverci e automaticamente stiamo appesantendo il nostro bagaglio. Coltivare domande e dubbi su di noi, sul mondo, ci tiene aperti al rinnovamento e alla scoperta.

Lasceresti ai lettori un consiglio o una suggestione per iniziare un percorso di trasformazione partendo “leggeri”?

Thomas: Sono convinto che per essere leggeri bisogna permettersi di alleggerirsi di tutto ciò che abbiamo, alleggerirsi del passato, alleggerirsi delle convinzioni. Come diceva Socrate “So di non sapere” e se sai di non sapere sei pronto a scoprire il nuovo, sei come una scatola vuota pronto ad essere riempita di novità; per essere riempiti bisogna essere vuoti, quindi leggeri.

Rachele: Per iniziare è utile riconoscere le proprie zavorre, provare a fare una lista di tutto ciò che ci portiamo dietro e ci appesantisce, ci limita il movimento. Quelle narrazioni su noi stessi che abbiamo strutturato nel tempo e che oggi invece di descriverci ci cristallizzano impedendoci il cambiamento.

 

Le risposte di Rachele Bindi e Thomas Torelli ci ricordano che la leggerezza non è solo un punto di arrivo, ma un processo continuo fatto di scelte quotidiane: lasciar andare ciò che ci appesantisce, riscoprire ciò che conta davvero e accogliere il cambiamento con fiducia sono gesti che trasformano il nostro modo di vivere.