Pensare al futuro e restare nel presente: competenze indispensabili per i leader di oggi

Il mese di gennaio segna l’inizio della Scuola per Equilibristi Sognatori, il percorso di formazione di SCR nato per accompagnare manager e imprenditori nella loro crescita e nello sviluppo delle loro competenze più profonde.

Quest’anno la Scuola per Equilibristi Sognatori ci porterà alla scoperta del corpo come metafora dell’impresa. Proprio per questo, avrà inizio laddove ogni scelta prende forma: nella mente di chi guida. Dirigere la mente è il titolo e insieme la dichiarazione di intenti di una giornata pensata per i leader chiamati ad orientarsi in contesti sempre più complessi, veloci e incerti.

Oggi, più che mai, la qualità della leadership passa dalla capacità di tenere insieme visione e presenza, futuro e decisione, apertura e focus.

Allenare la mente non significa solo pensare meglio, ma imparare a dare senso alla complessità, creare spazio per la scelta e uscire dalla reazione continua imposta dall’urgenza quotidiana.

È su questo terreno comune che si incontrano i contributi dei due formatori della prima tappa: un dialogo tra pensiero anticipatorio e presenza mentale, due dimensioni che nella leadership contemporanea non possono più essere separate.

Due prospettive diverse, apparentemente lontane, che nella leadership di oggi si rivelano profondamente intrecciate. In questa intervista abbiamo chiesto a entrambi di raccontare perché dirigere la mente è diventata una competenza strategica e quale valore può generare, oggi, per chi guida persone e organizzazioni.

I formatori della prima tappa

Roberto Poli

Professore ordinario di Filosofia della Scienza all’Università di Trento e titolare della prima Cattedra UNESCO dedicata agli Studi di Futuro, Roberto Poli è uno dei principali riferimenti internazionali su questo tema. Da anni lavora su come persone e organizzazioni possano anticipare il cambiamento, leggere scenari complessi e orientare le decisioni in condizioni di incertezza.

Il suo lavoro di ricerca e divulgazione, con 7 volumi pubblicati e oltre 250 articoli scientifici, ha contribuito in modo significativo a portare gli studi di futuro nel dibattito manageriale e organizzativo e a configurare il foresight strategico come competenza chiave per chi è chiamato a decidere oggi, guardando al domani.

Melania Rivalta

Psicologa clinica e Gestalt Counsellor, Melania Rivalta lavora da anni sui temi della consapevolezza, della presenza mentale e della capacità di stare nel qui e ora. Nei suoi percorsi, integra pratiche di mindfulness, respirazione consapevole e meditazione per aumentare il benessere e rafforzare lucidità, equilibrio e qualità dell’azione.

Prima di dedicarsi interamente a questi ambiti, ha inoltre maturato una lunga esperienza nella selezione del personale e nella consulenza HR, operando a stretto contatto con aziende, manager e contesti organizzativi complessi: un’esperienza che le consente oggi di leggere con realismo le dinamiche decisionali, le pressioni e le responsabilità proprie dei ruoli di guida.


Con Roberto Poli e Melania Rivalta approfondiremo due prospettive diverse, solo in apparenza lontane, che nella leadership contemporanea si rivelano profondamente intrecciate.

Per iniziare ad esplorare come questi due sguardi dialoghino tra loro e contribuiscano a “Dirigere la mente”, abbiamo scelto di dare direttamente la parola a loro. In questa interessante doppia intervista, condividono, ciascuno secondo il proprio punto di vista, riflessioni ed esperienze su come capacità decisionale e presenza mentale siano oggi elementi fondamentali per chi guida persone e organizzazioni.

L’intervista a Roberto Poli e Melania Rivalta

Nella prima tappa della Scuola per Equilibristi Sognatori scopriremo come “Dirigere la mente”. Perché lavorare sulla mente è oggi un passaggio decisivo per chi guida un’impresa?

Roberto Poli: In una situazione come quella attuale caratterizzata da incredibili cambiamenti – su tutti i fronti, da quello demografico a quello tecnologico, da quello geopolitico a quello ecologico – è facilissimo perdere il filo e non capire più il proprio contesto. Mantenere una chiara percezione della situazione e riuscire a dare senso alla direzione delle cose diventa sempre più una preziosa competenza strategica.

Melania Rivalta: Perché i manager sono immersi in contesti complessi, veloci, che li fanno sentire spesso sovraccarichi. Se la mente si “disperde” nel multitasking a cui è sottoposta o è reattiva (non risponde alle situazioni ma reagisce), anche la capacità decisionale ne risente. Lavorare sulla mente significa allenare lucidità, presenza e capacità di scelta. Vuol dire creare uno spazio interno che permetta di non agire in automatico, ma di rispondere con maggiore consapevolezza. È lì che nascono direzione, creatività e visione strategica.

La mindfulness serve a fermarsi, rallentare, agire in consapevolezza presenza e quindi a guidare meglio: una mente allenata è una mente che vede più chiaramente, regge l’incertezza e sa orientarsi anche quando l’orizzonte cambia.

In un contesto in cui tutto cambia rapidamente, cosa distingue un leader che riesce davvero a “dirigere la mente” da uno che subisce le urgenze quotidiane?

R.P.: Quando le cosa cambiano molto rapidamente è necessario fare uno zoom out: lasciar perdere i dettagli del giorno per giorno per provare a costruire una immagine complessiva della situazione.

Il leader di oggi è precisamente colui o colei che aiuta gli altri a trovare ordine in una situazione apparentemente incomprensibile.

M.R.: Un leader che dirige la mente non si lascia travolgere dalle situazioni o dalle urgenze quotidiane, riesce a fermarsi quel tanto che basta per vedere con chiarezza, distinguere ciò che è davvero prioritario da ciò che è solo rumoroso. Chi subisce le urgenze vive in reazione continua; chi dirige la mente coltiva presenza, ascolto e capacità di scelta. Dirigere la mente significa saper stare nell’incertezza senza perdere centratura ed equilibrio e guidare gli altri con più calma e fermezza.

Due formatori, due temi apparentemente lontani, il futuro dell’impresa e il mondo interiore della persona: in che modo queste due prospettive si incontrano nella leadership di oggi?

R.P.: Credo di averlo appena detto. Il leader di oggi non si occupa di micromanagement ma assume il ruolo di dare senso all’organizzazione e alle sue prospettive.

M.R.: Si incontrano nel fatto che il futuro dell’impresa non è qualcosa di astratto: prende forma nella mente, nelle emozioni e nei valori delle persone che la dirigono.
Non esiste visione strategica che non passi dalla qualità della presenza di chi guida. La leadership di oggi richiede la capacità di immaginare scenari nuovi e, allo stesso tempo, di restare radicati nel presente. Il lavoro sul mondo interiore non allontana dall’azione, anzi ma la rende più coerente e consapevole. È lì che visione e consapevolezza si intrecciano, permettendo di guidare il cambiamento senza perdere il contatto con sé stessi, con la realtà esterna, le persone e con il senso di ciò che si sta costruendo.

Immaginare scenari futuri richiede apertura, ma decidere richiede focus. Quali sono, secondo la tua esperienza, gli ostacoli più comuni che impediscono ai leader di tenere insieme visione e azione concreta?

R.P.: Un visione che non si traduce in decisioni da prendere è un esercizio astratto. Non ci interessa.

M.R.: Gli ostacoli potrebbero essere il ritmo del lavoro e le urgenze quotidiane, che tendono a farci vivere sempre in reazione. Quando siamo travolti da mail, riunioni, richieste immediate, è difficile mantenere lo spazio mentale necessario per pensare in modo strategico. Un altro limite potrebbe essere la tendenza a disperdere l’attenzione e la concentrazione: vogliamo seguire tutto e tutti, e così la mente perde capacità di concentrazione e chiarezza.

Tenere insieme visione e azione richiede una mente capace di sostare, di fare spazio, di scegliere. È questione di allenamento: quando la mente è più stabile e presente, diventa possibile immaginare il futuro senza perdere il contatto con il passo concreto da fare qui e ora.

Avere una visione chiara è fondamentale per garantire la continuità dell’azienda. Se vuoi saperne di più, leggi anche “Il futuro dell’azienda è una storia che comincia oggi”.

Quale è il primo cambiamento di approccio o mentalità che un manager può portare subito in azienda dopo aver lavorato su concentrazione, presenza e foresight strategico?

R.P.: I primi cambiamenti possono essere abbandonare il micromanagement. Formare gruppi operativi capaci di prendere decisioni autonome. Aggiornare e comunicare regolarmente il “dove siamo” e “dove stiamo andando”.

M.R.: Il primo cambiamento è imparare a rallentare, fermare la mente e prendersi un tempo prima di agire. Anche solo pochi istanti di presenza permettono di uscire dall’automatismo e di scegliere con maggiore intenzionalità. Orientare la propria attenzione, attraverso la capacità di concentrarsi, riconoscendo e lasciando andare le distrazioni permette di modificare il modo di prendere decisioni, di comunicare e di dare priorità.

Quando un manager allena concentrazione e presenza, smette di rincorrere tutto e inizia a dirigere intenzionalmente la propria attenzione ed essere così più efficace. Il foresight strategico, allora, non resta un esercizio teorico, ma diventa la capacità di tenere il futuro sullo sfondo mentre si compiono scelte molto concrete nel presente.

Se dovessi riassumere in un solo messaggio il valore di questa prima tappa per chi guida un’organizzazione, quale sarebbe?

R.P.: Questa tappa permette di capire che il contesto operativo del 21° secolo è diverso (da quello del secolo precedente) e richiede strumenti adeguati alla nuova situazione.

M.R.: Questa prima tappa offre la possibilità di imparare strumenti concreti per allenare concentrazione, consapevolezza e benessere mentale. Il messaggio può essere “Aiutare chi guida a ritrovare direzione, focus e spazio mentale per guidare con lucidità anche in contesti complessi.”