Onboarding aziendale: il primo passo per costruire una relazione di valore

Negli ultimi anni, il tema dell’onboarding aziendale ha assunto un ruolo sempre più centrale nel dibattito sulle risorse umane. Soprattutto all’interno del contesto odierno caratterizzato da cambiamento continuo e mobilità professionale, l’ingresso in azienda non può più essere considerato un semplice passaggio operativo.

L’onboarding costituisce infatti il primo punto di contatto strutturato tra azienda ed individuo.

Il valore delle prime impressioni è particolarmente significativo, contribuendo ad orientare le percezioni e le aspettative che la persona svilupperà nei confronti dell’organizzazione e sono proprio queste prime impressioni a porre le basi per la qualità della relazione che si costruirà nel tempo. Per questa ragione, l’onboarding è un passaggio di fondamentale importanza nell’inserimento di una nuova figura.

Il termine onboarding

Ma a cosa ci riferiamo davvero quando parliamo di Onboarding?

La letteratura scientifica ci aiuta a fare chiarezza: con il termine onboarding si fa riferimento all’insieme dei processi finalizzati a supportare l’inserimento di una nuova risorsa all’interno dell’organizzazione, offrendole un quadro complessivo del proprio ruolo all’interno di uno specifico contesto aziendale (Bauer, 2010).

È importante sottolineare come l’onboarding non si esaurisca nei primi giorni o nelle prime settimane, ma costituisca un processo di socializzazione e integrazione che si protrae nel tempo. Spesso, infatti, si tende a ridurlo a una semplice consegna di strumenti utili o ad un affiancamento di tipo tecnico; in realtà, per la persona rappresenta una fase estremamente delicata e complessa del percorso professionale e, proprio per questo, merita di essere affrontata con la dovuta attenzione e consapevolezza.

La Teoria delle Quattro C

Secondo Bauer (2010), ex presidentessa della Society for Industrial and Organizational Psychology, programmi di onboarding strutturati favoriscono uno sviluppo più rapido delle competenze necessarie per ricoprire un determinato ruolo. Di conseguenza, può aumentare anche il senso di appartenenza aumenta, in quanto la persona si sentirà sempre più competente nel proprio lavoro e maggiormente in grado di contribuisce allo sviluppo dei progetti del team.

Inoltre, dai suoi studi emerge che, affinchè un programma di onboarding sia effettivamente efficace, deve comporsi delle cosiddette “quattro C”:

  • Conformità: è la base da cui partire e comprende l’insegnamento ai dipendenti di tutte quelle normative, regole e procedure che hanno a che fare con il proprio lavoro;
  • Chiarezza: fa riferimento alle aspettative e agli obiettivi, perciò deve essere chiaro che cosa ci si aspetta dalla persona e quali risultati dovranno essere raggiunti;
  • Cultura: riguarda la comprensione della cultura aziendale, intesa sia come insieme di norme esplicite, sia come regole implicite, abitudini e modalità relazionali proprie dell’azienda;
  • Connessione: significa aiutare la persona ad individuare quali sono le principali reti informative aziendali e i suoi punti di riferimento, a cui potersi rivolgere nel primo periodo in azienda.

Dal punto di vista psicologico, l’ingresso in un nuovo contesto lavorativo è una fase molto particolare, caratterizzata da una forte ambivalenza a livello emotivo: da una parte infatti vi è entusiasmo, curiosità e motivazione per il nuovo inizio. Dall’altra, tutto quello che è sconosciuto può generare ansia ed insicurezza.
L’onboarding ha quindi la funzione di contenere l’incertezza e favorire un adattamento progressivo, creando le condizioni perché la persona possa esprimere il proprio potenziale. Rappresenta anche il primo momento in cui prende forma il contratto psicologico tra individuo e organizzazione, ovvero quell’insieme di aspettative reciproche, spesso implicite, che influenzano l’impegno e la permanenza nel tempo. È importante sottolineare come un inserimento poco curato può generare frustrazione e disorientamento, aumentando il rischio di una bassa permanenza in azienda.

Perchè investire sull’onboarding

Vi sarà ormai chiaro che investire sull’onboarding significa riconoscere l’importanza della qualità della relazione tra persone e organizzazione.

L’ingresso in azienda è un momento decisivo e capace di influenzare tutto il percorso che l’individuo compirà all’interno dell’organizzazione. Per questo motivo, è necessario creare dei percorsi di onboarding efficaci, rendendo i ruoli più chiari, riducendo così i livelli di incertezza e rafforzando la fiducia reciproca.

Possiamo dire che oggigiorno l’onboarding è un indicatore concreto del livello di attenzione che l’azienda pone verso i propri dipendenti. Le organizzazioni che dedicano tempo e risorse a questo processo così importante, creeranno le condizioni per livelli maggiori di engagement e collaborazione. Un inserimento attento, infatti, non solo facilita l’apprendimento e l’adattamento, ma comunica fin da subito valori, cultura aziendale e attenzione al benessere delle persone. Inoltre, chi entra in una nuova realtà ha la possibilità di comprendere chiaramente non solo quali siano i propri compiti, ma anche di come svolgerli e perchè siano importanti all’interno del contesto aziendale, elementi che aiutano a rafforzare la motivazione e a velocizzare il processo di apprendimento e di integrazione nel ruolo.

In sintesi, la creazione di percorsi di onboarding strutturati rende la persona più sicura delle proprie capacità e competenze, generando valore sia per l’indivisuo sia per l’azienda. E, nel mercato del lavoro di oggi, in continua evoluzione e molto competitivo, l’onboarding diventa una leva strategica per diminuire il turnover, costruire coinvolgimento, aumentare fiducia e contribuire alla sostenibilità organizzativa.