Lavori più cercati e a rischio nel 2026: cosa cambia con l’intelligenza artificiale

Come ormai da nostra tradizione ogni anno, tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio ci fermiamo un attimo a fare ordine: classifiche, elenchi, previsioni…Un esercizio che ci aiuta a leggere i segnali che già oggi sono sotto ai nostri occhi e trasformarli in domande e informazioni utili per chi lavora, assume e guida persone.

Quest’anno il focus non poteva che essere sull’intelligenza artificiale, che ormai non è più un tema futuro: anzi, l’AI è già protagonista dell’organizzazione del lavoro nelle aziende, nei processi decisionali, nelle strategie di crescita e nelle scelte di carriera. Nel 2025, molte imprese hanno adottato strumenti di AI non solo per aumentare la produttività, ma per ripensare ruoli, attività e confini del lavoro, con implicazioni dirette sulle competenze richieste e sui profili professionali necessari sul lavoro.

Il 2026 si profila così come un anno chiave, non tanto per l’attivo di nuove e improbabili “professioni futuristiche”, quanto per una trasformazione profonda del lavoro così come lo conosciamo oggi: alcuni lavori cambieranno, altri perderanno centralità, altri ancora nasceranno dall’incrocio tra tecnologia e competenze umane.
La domanda che oggi ci poniamo non è allora se l’AI avrà un impatto sul lavoro, ma come prepararsi a governarlo.

Il quadro globale: “non sparisce il lavoro, cambiano i ruoli”

È chiaro che il mondo del lavoro stia attraversando un periodo di trasformazione senza precedenti, accelerato dall’innovazione tecnologica, dai cambiamenti climatici e dalle tensioni geopolitiche. Lo conferma l’ultimo Future of Jobs Report 2025, pubblicato dal World Economic Forum (WEF), che delinea un quadro chiaro di come si stanno ridefinendo le dinamiche legate al lavoro e all’occupazione. Secondo il rapporto, entro il 2030 si prevede la creazione di 170 milioni di nuovi lavori, a fronte della perdita di circa 92 milioni di ruoli oggi esistenti; il saldo complessivo è quindi positivo, con oltre 78 milioni di posti in più.

Un dato che vale la pena chiarire: non si tratta di nuove professioni “inedite”, ma di ruoli che nascono, scompaiono o si trasformano all’interno delle organizzazioni.

In altre parole, il lavoro non sparisce: viene ridisegnato.

Questi numeri aiutano a rimettere a fuoco anche la narrativa più diffusa sull’AI come “distruttrice di occupazione”, che risulta solo parzialmente vera: alcuni ruoli vengono effettivamente automatizzati o perdono rilevanza, ma molti altri evolvono profondamente. Attività tradizionali si semplificano grazie alla tecnologia; altre richiedono nuove competenze digitali, decisionali e di governo dei processi; altre ancora diventano centrali proprio perché fondate su ciò che l’intelligenza artificiale non è in grado di replicare come giudizio, relazione, contesto, responsabilità.

Ed è da qui che ha senso partire per capire quali lavori sono destinati a crescere, quali a trasformarsi e quali, probabilmente, a scomparire.

I lavori a più rapida crescita

Di seguito riportiamo alcuni  ruoli che già oggi, secondo il Future of Jobs Report 2025, registrano una domanda in aumento e una maggiore centralità nelle scelte organizzative delle imprese.
Ruoli diversi tra loro, ma accomunati da un impatto diretto sui processi chiave e sulle priorità strategiche delle aziende.

Tecnologie digitali, AI e Data Economy

La domanda di competenze digitali continuerà a crescere, ma con un’evoluzione ormai evidente: non bastano più i tecnici “puri”, le organizzazioni cercano professionisti capaci di collegare tecnologia e business, dati e decisioni, strumenti e processi.

Parliamo di figure che lavorano su dati, intelligenza artificiale e automazione, di specialisti in cybersecurity e di profili IT in grado di dialogare con funzioni operative e manageriali; non è infatti più sufficiente “saper usare la tecnologia”: serve saperla governare, comprenderne le implicazioni e orientarla agli obiettivi dell’organizzazione.

Tra i ruoli che oggi occupano le prime posizioni per domanda occupazionale troviamo:

  • AI Specialist e Machine Learning Engineer, sempre più indispensabili per progettare, sviluppare e mantenere sistemi intelligenti;
  • Data Scientist e Data Analyst, chiamati a trasformare grandi volumi di dati in insight e decisioni strategiche;
  • Cybersecurity Specialist, il cui ruolo diventa critico con l’aumento della digitalizzazione e dei rischi informatici;
  • Cloud e DevOps Engineer, figure chiave per garantire integrazione nei moderni sistemi tecnologici.

Non si tratta solo di lavori molto richiesti oggi, ma di professioni che offriranno prospettive di carriera solide e salari competitivi, anche nei prossimi anni.

Transizione ecologica e tech di supporto

Accanto al digitale, cresce la richiesta di ruoli legati alla sostenibilità ambientale, alla sicurezza, alla qualità, alle normative e alla gestione del rischio e della compliance,  ambiti in cui l’AI può supportare l’analisi e il monitoraggio, ma in cui la responsabilità decisionale resta umana. Per molte aziende, soprattutto PMI, queste professionalità diventano sempre più strategiche per restare conformi alle norme e competitive sul mercato.

La spinta verso la sostenibilità e la transizione verde genera una domanda crescente per ruoli come:

  • Specialisti in energie rinnovabili
  • Ingegneri ambientali
  • Tecnici per veicoli elettrici e infrastrutture di rete

Questi lavori beneficiano di investimenti pubblici e privati nelle tecnologie pulite e rappresentano, allo stesso tempo, una buona prospettiva per una crescita occupazionale stabile.

Lavori ibridi e centrati sull’essere umano

Non tutti i lavori più richiesti sono di natura “tecnica”. La diffusione dell’AI rende infatti indispensabili anche professionisti capaci di integrare competenze umane e tecnologie, come HR evoluti, project manager, responsabili operations, consulenti e figure di coordinamento, ruoli che non vengono sostituiti dall’AI, ma che possono funzionare meglio grazie all’AI, se supportati da una formazione adeguata.

Ecco alcuni dei profili oggi più richiesti:

  • Esperti in change management
  • AI ethicist e compliance specialist
  • Professionisti HR con competenze digitali
  • Designer di esperienze utente (UX/UI)

Queste figure sono cruciali per umanizzare l’adozione dell’AI e garantire che il suo utilizzo sia etico, efficace e coerente con la strategia e i valori dell’impresa.

Lavori a rischio già nel 2026

Quando si parla di lavori “a rischio”, è importante evitare generalizzazioni: non sono i settori interi ad essere in pericolo, ma le specifiche attività. Risultano infatti più esposte le posizioni caratterizzate da compiti ripetitivi e standardizzabili,  con un basso margine decisionale e scarsa integrazione con altre funzioni.

Le previsioni indicano una maggiore vulnerabilità in ambiti come:

  • Amministrazione e back office: attività puramente esecutive, data entry, trascrizione e controllo manuale delle informazioni e segreteria di base, dove l’AI può automatizzare flussi e ridurre il fabbisogno di intervento umano;
  • Servizi finanziari e bancari: funzioni di sportello, operazioni di back office e alcune attività di analisi standardizzata, già oggi fortemente supportate da sistemi automatizzati;
  • Customer service di primo livello: call center, assistenza clienti standard e gestione di richieste frequenti, sempre più affidate a chatbot e assistenti virtuali avanzati;
  • Retail e commercio: mansioni operative ripetitive legate a cassa, gestione ordini e supporto clienti di base, progressivamente sostituite da soluzioni self-service e AI conversazionale.
  • Produzione e logistica: ruoli operativi su attività routinarie e prevedibili, esposti all’automazione robotica e all’ottimizzazione guidata dall’AI.

Questi lavori sono vulnerabili perchè i sistemi di intelligenza artificiale possono eseguire molte delle loro attività con maggiore velocità e precisione, spesso a costi inferiori.

Come evidenziato dal World Economic Forum, non è tanto il ruolo a scomparire, quanto la sua versione tradizionale: molte professioni vengono ridisegnate, con una riduzione delle mansioni standard e un aumento delle attività di supervisione, coordinamento e integrazione uomo-macchina.

Nell’evoluzione del lavoro, sono scomparsi molti altri mestieri: riscoprili tutti leggendo “Lavori in via d’estinzione, mestieri scomparsi e impiegati robot”

Non tutto è “perdita”: l’AI crea e ridefinisce ruoli

Se è vero che l’AI cambierà radicalmente e talvolta eliminerà alcuni ruoli, è ormai chiaro che genererà spazi per la nascita di nuove mansioni e l’espressione di nuove skill. I sistemi di intelligenza artificiale possono infatti aumentare la domanda di competenze umane come pensiero critico, creatività, empatia, leadership e problem solving avanzato, contribuendo allo sviluppo di un mercato del lavoro sempre più orientato ad una logica skill-based piuttosto che basata su titoli accademici, aprendo nuove opportunità per chi investe nello sviluppo di competenze mirate e aggiornate.

Il futuro del lavoro non è una corsa contro l’intelligenza artificiale. Piuttosto, quello che ci aspetta è un percorso di adattamento intelligente, in cui tecnologia e competenze umane devono integrarsi.

Il 2026 non sarà un anno di sola automazione o perdita di posti di lavoro, ma sarà l’anno in cui la capacità di integrare l’AI con competenze umane strategiche farà davvero la differenza. Ed è proprio su questa capacità di evoluzione che si giocherà la competitività dei prossimi anni.