La Gen Z e i valori del mondo cooperativo
Negli ultimi anni, il tema dell’ingresso delle nuove generazioni nel mondo del lavoro è diventato centrale nel dibattito organizzativo. In particolare, la Generazione Z, composta da giovani nati tra la metà degli anni Novanta e i primi anni Dieci, porta con sé aspettative, linguaggi e valori che mettono in discussione modelli organizzativi tradizionali, chiedendo alle imprese una profonda capacità di rilettura di sé stesse.
Comprendere la Gen Z non significa assecondarne ogni richiesta nè trasformare le differenze generazionali in etichette semplificate. Significa, piuttosto, riconoscere che questa generazione pone alle imprese alcune domande molto chiare: che senso ha il lavoro? Quale spazio lascia alla vita personale? Quanto è coerente l’organizzazione tra ciò che dichiara e ciò che fa vivere alle persone? Quanto permette di partecipare, crescere, contribuire?
In questo scenario, il mondo cooperativo rappresenta un osservatorio privilegiato e, al tempo stesso, una possibile risposta organizzativa a molte delle istanze espresse dai giovani: partecipazione, mutualità, democrazia, equità, solidarietà e attenzione alla comunità sono infatti valori storicamente radicati nell’identità cooperativa.
Il punto, però, non è semplicemente dichiararli: è renderli visibili e riconoscibili nell’esperienza concreta di chi entra oggi nel mondo del lavoro.
La Gen Z oltre lo stereotipo: una nuova domanda di senso
La Generazione Z è la prima generazione di veri nativi digitali. Cresciuta in un contesto caratterizzato da iperconnessione, accesso immediato alle informazioni, esposizione costante al giudizio e trasformazioni rapide del mercato del lavoro, ha sviluppato un modo diverso di stare nelle relazioni di attribuire significato all’esperienza professionale. Questo ha contribuito a formare uno sguardo pragmatico: il lavoro resta importante, ma viene valutato anche in relazione alla qualità dell’esperienza che offre, alla coerenza con i propri valori e alla possibilità di contribuire a qualcosa di significativo (La generazione Z e il futuro del mondo del lavoro, Polimi School of Management e Indeed, 2025).
Per questo motivo, descrivere le nuove generazioni come meno motivate, meno disponibili al sacrificio o meno disposte ad adattarsi rischia di essere una lettura semplice, ma poco utile. La Gen Z non sembra rifiutare il lavoro in sé, ma un’idea di lavoro vissuta come sacrificio poco comprensibile, quando non accompagnato da prospettiva, apprendimento, riconoscimento o impatto.
Anche i dati del Report “I giovani e il lavoro” di Area Studi Legacoop-Ipsos (2024) restituiscono con chiarezza questo nuovo punto di vista: per i giovani tra i 18 e i 34 anni, il lavoro si colloca solo all’ottavo posto nella scala dei valori, preceduto da rispetto, onestà, libertà, amicizia e relazioni familiari.

Da qui emerge una domanda che riguarda tutte le organizzazioni, e in modo particolare quelle fondate su una forte identità valoriale: come costruire contesti capaci di rispondere a queste nuove domande ed esigenze, offrendo non solo occupazione, ma anche appartenenza, partecipazione, coerenza e valore condiviso?
Perché i valori del mondo cooperativo parlano ai giovani
I valori espressi nel modello cooperativo appaiono particolarmente allineati con molte delle istanze espresse dalla Generazione Z. Secondo l’International Cooperative Alliance, le cooperative si fondano su valori quali auto-aiuto, auto-responsabilità, democrazia, uguaglianza, equità e solidarietà, insieme ad altri principi che si rifanno all’etica, come onestà, apertura, responsabilità sociale e attenzione agli altri.
Questi elementi possono intercettare alcune domande profonde delle nuove generazioni.
Al bisogno di senso, la cooperazione può rispondere attraverso la propria finalità mutualistica e il legame con la comunità. Alla richiesta di ascolto, può rispondere attraverso partecipazione e democrazia interna. Al desiderio di relazioni più sane, può rispondere valorizzando responsabilità reciproca, collaborazione e cura del contesto. Alla domanda di impatto, può rispondere mostrando come il lavoro contribuisca a un valore che non si esaurisce nel risultato economico.
La possibilità di sentirsi parte attiva di un progetto collettivo, di contribuire a un valore che va oltre il risultato economico e di lavorare in contesti in cui le relazioni contano quanto le performance rappresentano un elemento distintivo e attrattivo del mondo cooperativo.
In questo senso, la cooperazione non è solo una forma giuridica o un modello d’impresa alternativo: può essere anche un contesto educativo e organizzativo nel quale i giovani sperimentano concretamente appartenenza, corresponsabilità e contributo collettivo.
È proprio qui che il mondo cooperativo può distinguersi: non promettendo genericamente “un lavoro con valori”, ma rendendo quei valori parte dell’esperienza quotidiana di lavoro.
Il punto critico: i valori non bastano se non diventano esperienza
Il legame tra Gen Z e cooperazione, tuttavia, non è automatico. Il report internazionale “Young people and cooperatives”, promosso nell’ambito dell’ICA-EU Partnership, sottolinea che i giovani risultano ancora poco visibili nel movimento cooperativo e che occorre migliorare il modo in cui le cooperative li coinvolgono, li ascoltano e li rendono parte attiva del proprio futuro.

Questo passaggio è decisivo. Il modello cooperativo può essere molto vicino alle aspettative delle nuove generazioni, ma rischia di non essere percepito come tale se i suoi valori restano impliciti, poco raccontati o poco praticati nei processi organizzativi.
Una cooperativa può parlare di partecipazione, ma se un giovane non trova spazi reali di ascolto, feedback e coinvolgimento, quel valore resta astratto. Può parlare di comunità, ma se l’onboarding si limita alla trasmissione di procedure, il senso di appartenenza fatica a nascere. Può parlare di equità, ma se percorsi di crescita, regole e riconoscimenti non sono chiari, la coerenza viene messa in discussione.
Continua a riflettere su questo tema, leggendo “Cambia il mondo, cambiano i valori”
Perché questo avvenga, però, i valori cooperativi devono tradursi in pratiche organizzative riconoscibili. È su questo piano che si gioca la reale capacità delle cooperative di parlare alle nuove generazioni: non solo attraverso ciò che dichiarano, ma attraverso ciò che fanno vivere quotidianamente alle persone.
Lo studio di Area Studi Legacoop Ipsos, il White Paper dell’Osservatorio HR Innovation Practice del Politecnico di Milano e la XXXV Indagine Giovani & Lavoro di GIDP concordano tutti su alcune linee guida rilevanti per le organizzazioni, in particolare per quelle cooperative:
Ascolto e trasparenza
Focus group, momenti di confronto, survey interne e spazi di dialogo intergenerazionale possono aiutare a comprendere bisogni, aspettative e linguaggi delle nuove generazioni, evitando letture stereotipate o paternalistiche.
Onboarding valoriale
L’ingresso in cooperativa non dovrebbe limitarsi alla spiegazione di mansioni, strumenti e procedure, ma aiutare la persona a comprendere identità, storia, mutualità, funzionamento democratico e impatto sociale dell’organizzazione. È in questa fase che il giovane può iniziare a collegare il proprio ruolo a un progetto collettivo più ampio.
Mentoring intergenerazionale
Le cooperative possono diventare luoghi particolarmente adatti allo scambio tra generazioni, non solo in una logica di trasmissione dall’alto verso il basso, ma anche attraverso forme di mentoring inverso, in cui i giovani portano competenze digitali, nuovi linguaggi e nuove sensibilità, mentre le generazioni più esperte trasmettono lettura del contesto, memoria organizzativa e competenze relazionali.
Investimento in crescita e feedback
La Gen Z chiede formazione, possibilità di sviluppo e riconoscimento del contributo. Per questo servono percorsi leggibili, criteri espliciti, momenti di restituzione e occasioni concrete per assumere responsabilità progressive.

Coerenza organizzativa
I valori cooperativi diventano attrattivi solo se sono percepiti nella quotidianità: nel modo in cui si prendono decisioni, si gestiscono i conflitti, si comunica il cambiamento, si riconosce il lavoro, si distribuiscono responsabilità e opportunità.
Una riflessione finale
Le nuove generazioni pongono domande che, in realtà, molte generazioni precedenti hanno iniziato a sentire da tempo, senza però riuscire sempre a tradurle pienamente in scelte organizzative e di vita coerenti. Temi come il senso del lavoro, l’equilibrio tra vita e professione, la centralità delle relazioni, la cura del benessere e il bisogno di coerenza non appartengono solo alla Gen Z: accomunano oggi l’intero molto del lavoro.
In questo scarto si inserisce il rischio di etichettare la Generazione Z come “difficile” o “poco motivata”, quando in realtà essa si fa portavoce, in modo più esplicito e radicale, di una richiesta di senso, coerenza e autenticità che appartiene anche a chi l’ha preceduta.
Per il mondo cooperativo, questa trasformazione rappresenta una sfida ma anche un’opportunità. Se saprà rendere i propri valori più visibili, praticati e comprensibili alle nuove generazioni, la cooperazione potrà proporsi non solo come modello d’impresa, ma come spazio in cui costruire un modo di lavorare più partecipativo, responsabile e orientato al bene comune, in grado di intercettare le richieste e le aspettative delle nuove generazioni.
In questo senso, la Gen Z non chiede al mondo cooperativo di diventare qualcosa di diverso da sé, ma di rendere più esplicito, concreto e quotidiano ciò che è già inscritto nella sua identità.