Il cuore è la forza che dà forma ai sogni

Il percorso della Scuola per Equilibristi Sognatori 2026 arriva alla sua sesta e ultima tappa, chiudendo il viaggio attraverso il corpo come metafora dell’impresa là dove tutto, in qualche modo, prende vita: il cuore.

Questa tappa ci invita a tornare all’origine dell’energia che muove persone e organizzazioni, perché ogni impresa ha sì bisogno di obiettivi, strategie, processi e risultati, ma non può crescere davvero se perde il contatto con ciò che la rende viva, autentica e riconoscibile.
“Coltivare il cuore” significa allora interrogarsi sull’identità profonda di un’azienda, sui valori che la guidano, sulla cultura che si costruisce ogni giorno nei comportamenti delle persone e sulla passione che permette a un sogno di diventare progetto, cammino, realtà condivisa.

Perché ogni organizzazione, come ogni grande percorso, ha bisogno di sapere dove andare.
E di ricordare, passo dopo passo, perché vale la pena farlo insieme.

Ad accompagnarci nel gran finale della Scuola per Equilibristi Sognatori 2026 saranno Davide Gabrielli e Pino Dellasega, due formatori con esperienze professionali e di vita molto diverse, ma accomunate dalla capacità di leggere il legame profondo tra visione, identità, passione e realizzazione.

I formatori della sesta tappa

Davide Gabrielli

Amministratore Delegato di G&A Group, esperto di identità aziendale e pianificazione strategica, da oltre 25 anni affianca imprenditori e organizzazioni nei processi di evoluzione, trasformazione e posizionamento.
Nel 2017 dà vita a G&A Group, holding di consulenza nata dall’unione di più realtà specializzate e oggi composta da oltre 50 professionisti che gestiscono progetti di consulenza con un metodo che tiene insieme visione, metodo, etica e concretezza, generando risultati tangibili.

Il suo intervento ci porterà a guardare all’identità aziendale non come un concetto astratto o semplice elemento di comunicazione, ma come una leva concreta di business: qualcosa che orienta le scelte, rafforza il posizionamento e aiuta le persone a riconoscersi in una direzione comune.

Con lui parleremo di valori, cultura, cambiamento e sogno imprenditoriale, esplorando il passaggio delicato che permette a una visione di diventare comportamento quotidiano, processo organizzativo e valore generato.

Pino Dellasega

Formatore outdoor, scrittore e sognatore, Pino Dellasega ha fondato la Scuola Italiana di Nordic Walking.
Nato a Predazzo, ha costruito una vita intera attorno al cammino: nello sport, nella formazione, nella scrittura e nei grandi percorsi; ha conquistato 17 titoli italiani assoluti nell’orienteering e nello ski-orienteering.

Ma soprattutto è conosciuto per aver saputo trasformare una visione personale in un progetto capace di portare valore e ispirazione: ha infatti ideato e realizzato il Trekking del Cristo Pensante nelle Dolomiti, nato da un sogno e oggi percorso da oltre mezzo milione di persone.

Il 12 giugno, condividerà con noi la sua esperienza di vita tra sogni e ostacoli e porterà nella tappa una prospettiva capace di ispirare: quella di chi ha imparato che un sogno può diventare realtà solo se trova coraggio, determinazione e capacità di attraversare gli ostacoli senza trasformarli in alibi.

Con Pino parleremo di passione, motivazione profonda, coraggio, della forza del “nonostante” e di quella voce del cuore, quando viene ascoltata davvero, può aiutare a scalare le montagne più alte.


Per entrare nel cuore di questa tappa, abbiamo chiesto a Davide Gabrielli e Pino Dellasega di aiutarci a riflettere su alcune parole chiave: storia, identità, passione, sogno, cambiamento.

Ne è nato un confronto a due voci, in cui la prospettiva aziendale incontra quella del cammino: da un lato l’identità come leva strategica, dall’altro la forza interiore che permette a un’intuizione di diventare realtà.
Ecco le loro risposte.

L’intervista a Davide Gabrielli e Pino Dellasega

Ogni realtà nasce da una storia: a volte chiara, a volte da riscoprire. Perché è importante riconoscere e raccontare da dove veniamo, prima ancora di decidere dove vogliamo andare?

Davide Gabrielli: Credo che da dove veniamo dovrebbe essere una sorta di consapevolezza e garanzia dei valori che abbiamo acquisito, vissuto e di cui ci stiamo prendendo cura. Il nostro essere di oggi è la somma di tante micro e macro esperienze, di tanti minimi dettagli vissuti, storie ascoltate, osservate etc. Per questo dobbiamo essere consapevoli che siamo e saremo in continua evoluzione, perché il mondo attorno a noi si muove e noi ci evolviamo costantemente, anche se non ce ne rendiamo conto.

Pino Dellasega: Secondo me è la storia che nasce da una realtà.

Credo che tutte le nostre esperienze vadano registrate anche se apparentemente non dicono nulla, perché sono certo che facciano parte di un sentiero che ci è già stato assegnato e che negli anni smarriamo e ritroviamo, sino a capire il nostro ruolo.

Partendo da qui, possiamo decidere come e quando farlo “esplodere” in una storia che possa dar valore alla nostra vita ed essere d’aiuto alle persone. Dove vogliamo andare dipende da come si evolve la storia e il ruolo che abbiamo, in quanto anche noi cambiamo con la storia.

Identità e passione sono due parole molto forti, ma rischiano anche di restare astratte. Come si capisce, concretamente, quando un’organizzazione o un progetto hanno un’identità forte e riconoscibile?

D.G.: Questo avviene quando i valori dichiarati e affissi su un muro diventano comportamento quotidiano, dove tutte le persone interpretano il ruolo di sentinelle di questi valori, cercando di proteggerli e rispettarli. L’identità Aziendale non può essere solo del Presidente o dell’Imprenditore, deve appunto essere una promessa per tutta l’azienda.

P.D.: Per la mia esperienza posso dire che quando è la voce del cuore a suggerirmi un’idea o un progetto, devo seguirla sino in fondo perché se è il cuore a sussurrarmelo significa che lui sa che ho anche le capacità e le forze per realizzarlo.

La passione può essere una grande forza generativa, ma da sola non basta. Che cosa serve perché un sogno, un’intuizione o un valore diventino un progetto concreto, capace di coinvolgere altre persone?

D.G.: Bisogna sapere mettere ordine a questo sogno e saper avviare percorsi di applicazione concreti, dove costanza e coerenza dovranno essere ingredienti fondamentali, che permetteranno di accogliere le variazioni e i vincoli con approccio costruttivo e reattivo, evitando di farli diventare alibi.

P.D.: L’emozione genera passione ma quello che conta è avere il coraggio di fare il primo passo senza lasciarsi condizionare dagli altri. Credo che nel proseguo del progetto sia la Provvidenza, o come si vuole chiamarla, che poi mi farà incontrare le persone giuste per superare gli inevitabili ostacoli che ormai non sono più imprevisti bensì la quotidianità. Gli ostacoli spesso ti stanno dicendo che quella non è la strada giusta da percorrere e che è il momento di cambiare e trovare un’alternativa.

Continua a riflettere su questo tema leggendo anche “Il panorama è meraviglioso anche da qui”

Ogni cammino, personale o aziendale, incontra momenti di dubbio, resistenza o stanchezza. Che cosa permette di restare fedeli alla propria direzione fino a vedere realizzato il proprio sogno?

D.G.: Quando il sogno è “nostro”, l’energia prodotta è molto più forte e potente e quindi anche nei momenti di difficoltà sarà in contesto a reagire e trovare la forza necessaria per gestire il vincolo.

La visione però deve essere vera, autentica, sentita profondamente.

Se è solo speculativa ed ancorata a dei numeri rischia di implodere davanti a scenari apparentemente più performanti.

P.D.: Credo che se c’è passione la stanchezza non arrivi mai. Se quella voce che ha dato inizio a tutto continua a venire dal cuore, bisogna continuare perché significa che l’idea è in ancora in crescita anche i risultati non sono ancora visibili.

Guardando alle aziende, ai gruppi e alle comunità: che cosa rischiamo di perdere quando smettiamo di coltivare il “cuore” e ci concentriamo solo su risultati, efficienza e performance?

D.G.: Quando non guardiamo più al “cuore”, perdiamo il senso di tutto. Credo che investire il 30-40% del nostro tempo in un contesto senza un sogno sia molto faticoso e non possa che generare un sentimento di alienazione. I numeri devono sempre essere la conseguenza di comportamenti: più alta sarà la complessità dei miei comportamenti e più precisi saranno rispetto all’identità e al sogno e maggiore sarà il valore che saprò produrre.

Credo che per un’atleta sia importante misurare le proprie performance per migliorare costantemente, ma il perché quell’atleta si alza ogni giorno alle 5 per allenarsi 8 ore, facendo tanta fatica fisica e psichica, non può essere il premio in denaro che potrà guadagnare se riuscirà a vincere una medaglia olimpica….ma qualcosa di decisamente più intenso e autentico.

P.D.: Nel mio piccolo di formatore di Nordic Walking ero riuscito a mettere insieme, avvalendomi di buoni collaboratori, due realtà da dove sono usciti oltre 5000 tecnici sportivi che a loro volta hanno creato le loro realtà. Tutto funziona se promuovi, dimostri e parli con la voce del cuore perché la gente si accorge se quello che dici corrisponde a ciò che sei.

E per concludere, un consiglio pratico per i nostri lettori: qual è il primo gesto concreto da fare per riscoprire e coltivare il cuore di un’organizzazione, di un gruppo o di un progetto?

D.G.: Si può iniziare dal chiedere, in modo molto sincero e diretto, “Ma voi siete felici ed orgogliosi di far parte di questo gruppo?“. Se lo diamo per scontato credo che perdiamo già tanta energia.

P.D.: Posso consigliare ai vostri lettori di credere sempre nella forza del “Nonostante” e di dimenticare i “Però, ma, se, forse, attendiamo…” perché sono tutti concetti che frenano le idee e non ci permettono di realizzare i nostri progetti e i nostri sogni che sono nati dalla forza del cuore.

Un leader deve avere la capacità di trasmettere al gruppo la stessa energia che sente dentro se stesso.

Non sono le parole che contano bensì le azioni che facciamo e i risultati che otteniamo. Il carisma arriva alle persone solo tramite le onde invisibili del cuore che poi lo stesso passa alla mente per rendere un’intuizione realtà.