Daniele Cassioli: a volte la fiducia si può “dare in prestito”

Il nostro viaggio formativo sta per terminare: siamo quasi arrivati al traguardo di questa terza edizione della Scuola per Equilibristi Sognatori.

In questi mesi abbiamo esplorato temi chiave per chi guida persone e organizzazioni, come il pensiero generativo, la gestione del conflitto, la responsabilità del leader – per citarne solo alcuni. Abbiamo condiviso emozioni, esperienze e riflessioni, arricchendo la nostra “cassetta degli attrezzi” con strumenti preziosi per affrontare con maggiore consapevolezza ed efficacia le sfide quotidiane della leadership.

Ora ci prepariamo a vivere l’ultima tappa: un appuntamento che rappresenta non solo la conclusione di questo percorso, ma anche e soprattutto un nuovi inizio, un invito a guardare al futuro con occhi nuovi e uno slancio verso ciò che ancora possiamo diventare.

È il momento di andare oltre ciò che crediamo di poter fare.

È il momento di fidarsi.

“Ai confini dell’impossibile” è il gran finale della Scuola per Equilibristi Sognatori di quest’anno: un invito a spingerci oltre i limiti della nostra zona di comfort per incontrare uno degli elementi più potenti e trasformativi nella vita e nel lavoro: la fiducia.
Quella fiducia che non si insegna, ma si coltiva. Che non si impone, ma si sperimenta. Quella che permette di osare, di lasciarsi sorprendere, di evolvere e di arrivare così a traguardi che si pensavano irraggiungibili.

Chi è Daniele Cassioli, il formatore della sesta tappa della Scuola per Equilibristi Sognatori

Campione di sci nautico con 28 titoli mondiali, 27 europei e 45 italiani, Daniele Cassioli non ha bisogno di presentazioni, i suoi straordinari risultati parlano per lui. Ma Daniele è molto più di uno sportivo: è infatti anche scrittore di due libri “Il Vento Contro” e “Insegna al cuore a vedere” e fondatore di Real Eyes Sport, un’associazione che avvicina i bambini con disabilità visiva allo sport.
Ha raggiunto questi traguardi senza vedere, ma imparando a “leggere” ogni segnale: del corpo, dell’acqua, degli altri.

Il suo approccio nasce nello sport ma parla il linguaggio delle aziende. Per questo, condividendo la sua esperienza, Daniele ci guiderà in una giornata di crescita e apprendimento, alla scoperta della forza della fiducia: quella che permette di trasformare i limiti in possibilità e di puntare, insieme, verso traguardi che sembrano irraggiungibili.

In questa sua ultima intervista, Daniele condivide con noi il potere trasformativo della fiducia, che può essere un vero alleato per affrontare le sfide della leadership e della vita.

Oltre i confini: l’intervista a Daniele Cassioli

Nel tuo percorso personale e sportivo, quanto è stata importante la fiducia in te stesso per superare gli ostacoli e raggiungere risultati straordinari? E oltre a te stesso, in chi o in cosa hai riposto fiducia lungo il cammino?

Penso che, soprattutto da bambino, la cosa fondamentale sia stata scoprirmi capace a prescindere.

Ho vissuto infanzia e pre adolescenza girando per ospedali e il focus era il fatto che fossi sfortunato perché cieco.
Quando ho iniziato a fare sport ho scoperto che essere cieco non era sinonimo di non potersi migliorare. Anche io allenandomi diventavo più bravo del me stesso del giorno prima e questo è stato importante perché mi ha trasferito la possibilità di iniziare a pensare al fatto che anche io potevo spendermi per progredire.

Le persone più utili per me, a partire dai miei genitori, sono state quelle che non hanno fatto sconti.

Attenzione: non significa per forza che mi abbiano trattato come gli altri. Se alleni o insegni in classe a qualcuno che non vede non puoi trattarlo come tutti gli altri perché non è come tutti gli altri. Allo stesso tempo se ti arriva impreparato o non ha fatto riscaldamento è giusto che, proprio come per gli altri, viva le conseguenze delle mancanze.

Quindi importanti sono state le persone che si sono fatte trovare per aiutarmi ma senza compatirmi.

Hai saputo trasformare i tuoi limiti in forza grazie alla fiducia: cosa diresti a chi oggi si sente fermo davanti a un “impossibile” che forse non lo è?

Io penso che questo sia proprio un mindset, una nuova abitudine nell’affrontare le cose.

Il dialogo interiore per me è stato super fondamentale: come chiamo un imprevisto? Problema o sfida. E ancora: questa difficoltà dipende da cose che posso gestire o da elementi che vanno oltre la mia influenza o il mio controllo?

Lo dico perché mi sono disperato per anni per il fatto che fossi cieco a dispetto di tantissime persone che conosco e che vedono. Ma quella disperazione non mi ha mai regalato nemmeno un decimo! [sorride, n.d.r.]

Mi sentirei di consigliare due cose: la prima è parlane con chi ti vuole bene e parlane con cura anche con te stesso.

La seconda: parti dalle piccole cose, come nello sport.

Se prendiamo un bambino di 5 anni e lo convinciamo che deve diventare campione del mondo in uno sport lo schiacciamo dalle pressioni. Se lo portiamo ad allenarsi divertendosi e trovando nutrimento dai piccoli traguardi del quotidiano sarà più immaginabile che nel tempo ami quello che fa e, magari, diventi un campione.

Delegare è una sfida per molti leader, che temono di perdere il controllo: come si impara ad affidarsi davvero agli altri senza vivere questo come una perdita di forza o autorità?

Questa è la domanda delle domande. Io penso che a volte la fiducia o la delega si possa dare in prestito. Ti lascio spazio, vedo il tuo modo di esprimerti e a quel punto valuto. Noi spesso valutiamo prima o ci facciamo influenzare da esperienze passate.

Inoltre la delega e la fiducia vanno presidiate. Ti do un compito ma mi sono chiesto se è adeguato per te? Durante il tempo in cui la fiducia era “attiva” mi sono preoccupato di starti accanto?

Per questo la fiducia è un processo circolare in cui le responsabilità sono davvero condivise ed equilibrate.

Scopri il punto di vista di Daniele Cassioli su altri temi legati al business, leggendo: “Ci sono cose che non puoi comprare, ma su cui devi investire”: il team building secondo Daniele Cassioli”

Secondo te, qual è il primo passo concreto che un manager dovrebbe compiere per iniziare a costruire un clima di fiducia nel proprio team?

La fiducia non si compra ma è indispensabile investire per costruirla.

Investire con comportamenti visibili e invisibili, investire nel dare un feedback e rispettare quelli in “entrata”; investire generando del tempo destrutturato in cui le persone stiano insieme come Persone e non solo definite dal proprio ruolo, investire avendo il coraggio di mostrare anche le proprie fragilità.

Genera molto più commitment un leader che ammette di non sapere, rispetto a uno che dice di sapere e poi viene colto in difetto.