“Ci sono cose che non puoi comprare, ma su cui devi investire”: il team building secondo Daniele Cassioli
Vi abbiamo già parlato di team building ed eventi aziendali nel nostro precedente articolo (che potete rileggere qui), ma oggi vogliamo tornare sull’argomento da una prospettiva diversa: quella di chi ha vissuto queste esperienze da protagonista, sul palco e tra le persone.
Il team building, se ben progettato, è molto più di un momento aggregativo.
È una vera e propria esperienza formativa, oltre che un’occasione per creare connessioni autentiche, rafforzare la fiducia e portare alla luce energie e competenze che nel quotidiano rischiano di restare invisibili.
In un’epoca in cui le aziende cercano nuovi modi per sviluppare le competenze, rafforzare la coesione e migliorare la collaborazione tra i membri del team, le esperienze di team building si rivelano sempre più preziose.
Ne abbiamo parlato con Daniele Cassioli, campione di sci nautico, formatore e speaker, che qualche mese fa è stato ospite del team building organizzato per l’azienda Conapi.

Vincitore di numerosi titoli mondiali, Daniele è noto per la sua determinazione, resilienza e capacità di superare le sfide. Questo lo ha portato, negli anni, a condividere la sua esperienza per ispirare e motivare i team aziendali, trasmettendo valori importanti come la fiducia e la collaborazione. Con il suo approccio ironico e spontaneo, ha lasciato un segno profondo nei collaboratori di Conapi, dimostrando quanto potente possa essere un racconto capace di unire emozione, concretezza e ispirazione.
In questa bella intervista, Daniele ci racconta il suo punto di vista sulle attività di team building in azienda, l’importanza della collaborazione per il successo dell’impresa e quali sono, secondo lui, i veri benefici di un’esperienza di team building ben strutturata.
Qualche mese fa, sei stato speaker al team building dell’azienda Conapi: puoi raccontarci qualche momento particolarmente significativo o memorabile dell’evento?
Sarò di parte, ma per me è stato tutto memorabile quel giorno!
Il calore delle persone e della location, l’accoglienza e il lavoro di progettazione dello staff SCR e questa voglia che ho percepito fin da subito da parte della platea di ascoltare, empatizzare con la mia storia e trovare degli elementi utili da riportare nelle sfere personale e professionale.
In effetti dopo il mio racconto e la facilitazione di Stefania sono arrivate tante domande e riflessioni dal pubblico e questo per un formatore è sempre gratificante.

Campione di sci nautico, dirigente sportivo, formatore: cosa ti motiva a condividere le tue esperienze di vita con i team aziendali?
Mi piace pensare che sono qui per dare un senso al destino. Quel destino che mi ha voluto cieco e che mi ha permesso di percorrere strade iinimmaginabili, proprio grazie a questa difficoltà.
Lo sci nautico per esempio non l’avrei mai incontrato se vedessi. Questo sport mi ha regalato una carriera sportiva invidiabile e sono convinto che per essere atleta, prima di tutto, servano enormi quantità di competenze trasversali.
Allora mettere insieme queste due mie “caratteristiche” e dare loro sostanza con contenuti anche più tecnici è diventata l’ambizione di Daniele professionista; mi fa pensare che così venga restituito un senso a quel destino e, mi auguro, un concreto valore aggiunto alle persone.
Se dovessi dare un consiglio pratico a un’azienda su come costruire un team affiatato e di successo, quale sarebbe?
La prima cosa che mi viene in mente è concentrarsi tanto anche su quelle cose che non puoi comprare ma su cui sta diventando indispensabile investire.
Siamo nel tempo degli uffici super human friendly, studiati per mettere la mente delle persone a proprio agio; se in quei corridoi però gira una brutta aria tutto è vano. Allo stesso tempo se circola una bella energia nel garage anni 80 dentro cui siamo abituati a immaginarci tanti piccoli imprenditori che col tempo sono diventati i colossi di oggi, è più facile crescere e performare.
Come sempre l’equilibrio è nel mezzo e vale la pena concentrarsi su tanti elementi, senza dimenticare quanto in questo equilibrio contino le cose invisibili: la fiducia, l’empatia, il senso di appartenenza, lo spirito di squadra ecc.
In questi tempi estremamente incerti le imprese possono davvero aiutare le persone a orientarsi emotivamente e centrarsi sui propri scopi professionali e personali.
Secondo te, quali sono i benefici principali che un team building può portare ad un’azienda?
Il primo in assoluto è la possibilità di destrutturare il sistema: se c’è una buona progettazione ci si trova all’improvviso in un contesto in cui non conta più che ruolo hanno le persone, diventa più semplice valorizzare le relazioni a prescindere dalle rispettive funzioni.
Inoltre lo sport mi ha insegnato quanto sia importante imparare facendo.
C’è un tempo per la teoria, per le chiacchierate con l’allenatore… poi c’è un tempo in cui bisogna mettersi in gioco, sperimentare e praticare.
Prima di diventare un atleta forte puoi fare l’atleta forte; prima di essere una persona capace di ascoltare puoi fare la persona che sa ascoltare.
Ecco come possiamo con una proposta di team building agevolare l’apprendimento.

Che ruolo gioca la collaborazione nel raggiungimento degli obiettivi, sia nello sport che in un contesto aziendale?
Direi che è decisiva, anche negli sport individuali, figuriamoci quanto possa impattare in una qualsiasi organizzazione.
Le persone lavorano per un’azienda e in realtà vivono delle dinamiche con colleghi, superiori e così via. Pertanto la qualità delle relazioni determina come mi sento quando lavoro e questo è decisivo per la performance, proprio come nello sport.
Cosa vorresti che ogni partecipante portasse con sé dopo un’esperienza di team building?
Io credo che il team building debba generare impatto (effetto wow), emozionare e spingere le persone a mettersi in gioco in un contesto protetto.
Dopo un’attività ben progettata le persone scoprono delle cose sui colleghi che nemmeno immaginavano. Nascono sinergie, connessioni emotive che vanno al di là degli organigrammi.
Siamo davanti a uno degli strumenti più efficaci da attivare quando si vuole portare valore alle persone e rinforzare percorsi importanti di crescita personale e organizzativa. Affiancato a facilitazioni, training e coaching diventa davvero potente.