Tanto si è detto sulla crisi economica e sulle difficoltà che lavoratori più o meno giovani affrontano nel tentativo di ricollocarsi: corsi formativi, incentivi per le aziende e percorsi di outplacement.
Poco, o comunque meno, si parla di chi non ha accettato di perdere il lavoro, di chi da dipendente si è trasformato in imprenditore e, insieme ai colleghi, ha comprato l’azienda: i workers buyout.
L’essere umano, è noto, tende ad affezionarsi, ad abituarsi e il cambiamento è qualcosa che lo turba e lo pone di fronte a un importante punto interrogativo: che cosa succederà?
Riportando il discorso sull’ambito professionale, appare evidente che ognuno reagisce alla perdita del lavoro in base a molteplici variabili, ma c’è anche chi non è disposto ad accettarlo.
È il caso workers buyout ossia l’acquisizione di un’azienda in difficoltà o fallita da parte dei dipendenti, al fine di preservare l’occupazione e le competenze maturate.
I dipendenti si uniscono per far fronte alle difficoltà aziendali e investendo TFR, indennità mobilità e risparmi personali riescono ad affittare o, nella migliore delle ipotesi, acquistare la società.
Tale fenomeno, come immaginabile, ha subito un importante incremento dall’inizio della crisi nel 2008. Infatti, il rapporto 2015 dell’Istituto Europeo di Ricerca sull’Impresa Cooperativa e Sociale (Euricse) riporta che dal 2007 al 2014 il numero di casi è salito da 81 a 122. Inoltre, le “imprese recuperate” (così vengono definite tali società) dimostrano una stabilità pari a quella delle aziende che non affrontano tale dinamica, dimostrando quindi che il workers buyout non è “soltanto” l’ultimo tentativo di salvaguardare la propria occupazione, ma una vera e propria modalità di gestire l’azienda.
Visti i numeri di tale fenomeno, cooperative e Stato, attraverso la Legge 49/1985, intervengono fornendo risorse economiche a condizioni agevolate per sostenere i progetti di recupero delle imprese.
Infatti, la non chiusura di una società radicata nel territorio italiano e quindi il mantenimento dell’occupazione dei suoi dipendenti rappresentano due aspetti che influiscono in maniera positiva sull’economia locale e non. È chiaro che non tutte le aziende possono essere rilevate dai dipendenti, in alcuni casi il costo è al di fuori delle possibilità economiche di questi anche se supportato finanziariamente; ciononostante, il workers buyout rappresenta uno dei possibili finali che molte aziende italiane possono intraprendere grazie al coraggio e alla perseveranza dei dipendenti.

Fonti:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/09/workers-buyout-quando-i-lavoratori-recuperano-la-fabbrica-con-la-crisi-i-casi-sono-aumentati-del-50/2435005/
http://www.regione.emilia-romagna.it/notizie/2016/giugno/Ilavoratori-che-fanno-limpresa-inEmilia-Romagna-salvati-oltre-1200-posti-di-lavoro

Si laurea in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni nel 1995 ed è iscritta all’Albo Professionale dal 1997. Frequenta la Scuola di Formazione Formatori del Prof Francesco Avallone ed è specializzata in dinamiche nei piccoli e grandi gruppi, benessere organizzativo, sviluppo del potenziale, coaching individuale, team coaching e gestione psicosociale. Ha una grande esperienza nelle dinamiche di gestione del cambiamento, di gestione dei conflitti interpersonali e aziendali. Ha lavorato nella gestione di processi di riallineamento interfuzionale. Conosce ed ha gestito analisi degli assetti organizzativi, anche in caso di fusione e/o acquisizione aziendale. Ha lavorato come Change Manager in progetti di implementazione ERP per Grandi e Medie Aziende Nazionali e Multinazionali. Entra a far parte del Team SCR selezione e consulenza per le risorse umane nel 2015 e nel 2016 ne diventa Socia.

Si laurea in psicologia clinica e di comunità nel 1996. Dopo una formazione post-laurea in counselling orientativo e professionale, inizia la sua esperienza nel campo della psicologia del lavoro. Prima partecipando alla progettazione e allo sviluppo del servizio SIO della Provincia di Ravenna, primo esperimento pubblico di gestione specialistica dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro poi nel 2007 fondando SCR società di consulenza in ambito risorse umane specializzata nella ricerca, selezione e gestione del personale. Stefania è specializzata nella conduzione di colloqui a carattere valutativo, nell’utilizzo di testistica per l’analisi del profilo psicoattitudinale e nella progettazione e realizzazione di assesment e di percorsi di analisi e intervento organizzativo. Attualmente iscritta all’albo degli psicologi della Regione Emilia Romagna.

Si Laurea in Psicologia Clinica e di Comunità nel 1996, nel 2002 inizia la sua esperienza nel mondo della psicologia del lavora collaborando prima con il Centro per l’Impiego di Ravenna nella progettazione, realizzazione e gestione di azioni (quali, a titolo esemplificativo, tirocini formativi, incontri informativi, formazione individualizzata) finalizzate all’inserimento lavorativo di persone disoccupate. L’interesse per la materia la spinge a frequentare un Executive Master in selezione e valutazione delle risorse Umane svolto presso il Centro di Formazione Manageriale e gestione d’impresa della CCIAA di Bologna. Nel 2007 partecipa, come socia, alla nascita di SCR società di consulenza in ambito risorse umane specializzata nella ricerca, selezione e gestione del personale dove si occupa della gestione di percorsi di selezione, conduzione di colloqui a carattere selettivo, direalizzazione di assessment di gruppo, di utilizzo di testistica specialistica. È iscritta all’Albo degli Psicologi della Regione Emilia Romagna.