E’ venerdì sera.

Il mio weekend inizia in compagnia di un ristretto gruppo di amici armati solo di fogli, dadi, matite e qualche snack, ma che nascondono gelosamente il loro strumento più potente: la fantasia. Non occorre molto tempo perché il salotto di casa lasci posto a foreste sterminate o galassie lontane e i ragazzi raccolti intorno al tavolo non siano più impiegati, operai, studenti, ma diventino maghi, guerrieri e guaritori in cerca di fama e avventure, che combattono per difendere i propri ideali o salvare il mondo dalla distruzione.

Cos’è questa stregoneria, che trasforma quattro ordinari ragazzi nei più forti e tenaci avventurieri di tutti i tempi?
E’ il gioco di ruolo.

I partecipanti si riuniscono intorno ad un tavolo per mettere in campo il loro personaggio, una sorta di alter ego di loro stessi che si muoverà, agirà e vivrà in un mondo che si costruisce nella fantasia di ognuno grazie unicamente alle parole del “Master”, ovvero colui che tesse la trama e coinvolge i giocatori nell’avventura servendosi solo delle sue capacità descrittive.

Molto è stato detto sul gioco di ruolo. E’ stato accusato di incitare alla violenza o a culti sanguinari, alcuni lo ritengono un passatempo infantile e una perdita di tempo, mentre altri pensano che sia un tentativo di fuga dalla realtà, dove ci si estrania in un mondo che non esiste per poter essere ciò che non si riuscirà mai a diventare nel mondo reale.

Ma siamo proprio certi che i personaggi che si muovono nel mondo di fantasia siano così lontani e differenti da quello che i giocatori sono nella vita di tutti i giorni?

Le persone che si siedono al tavolo e muovono con fili invisibili i propri personaggi in un mondo di fantasia sono le stesse persone che il giorno dopo riprendono la loro routine quotidiana; e se è vero che trasportiamo sempre nel gioco una parte di noi stessi, è altrettanto vero che da quelle serate di svago possiamo imparare competenze trasversali utili in molti aspetti della nostra vita, non ultimo quello professionale.
In questi anni, il gioco di ruolo mi ha insegnato che per risolvere un problema a volte basta fermarsi e guardare le cose da un altro punto di vista; creatività e pensiero divergente sono fondamentali per trovare soluzioni inaspettate, uscire da una situazione che ci vede in netto svantaggio o che ci sembra senza possibilità di vittoria. Ho imparato che è fondamentale fare gioco di squadra e collaborare ma anche che, per la corretta riuscita di un piano, bisogna sempre essere consapevoli di quale è il proprio ruolo. Ho capito che prima di esprimere giudizi o intraprendere azioni avventate è necessario analizzare attentamente la situazione, perché non sempre tutto è come appare ad una prima occhiata. Ho imparato ad intraprendere un percorso e portarlo fino alla fine, a mettercela tutta per raggiungere i miei obiettivi e che non bisogna mai darsi per vinti perché un ostacolo, che fino a qualche tempo prima sembrava insormontabile, può essere superato con allenamenti, determinazione, tenacia e qualche “livello di esperienza” in più.

Non si impara solo a scuola o ai corsi di formazione, ma qualsiasi momento della nostra giornata può fornirci spunti per apprendere nuove competenze o allenare le nostre capacità. Mettere un pannello divisorio tra le persone che siamo sul lavoro e nel nostro tempo libero significa precludersi la possibilità di crescere dal punto di vista umano e professionale tramite la contaminazione tra i vari ambiti in cui si svolge la nostra vita; ci impediamo così di apprendere in maniera naturale, senza sentire proprie spalle il peso dell’apprendimento che nasce dallo studio e dalla formazione diretta perché staremmo imparando coltivando una nostra passione.
Non dovrebbe esserci un “prima” e un “dopo” il lavoro nella nostra giornata lavorativa, ma tutto si dovrebbe unire in un unico flusso che racchiude tutte le nostre esperienze e competenze, che andrà poi a concretizzarsi nelle persone che siamo e che saremo in qualsiasi contesto.
In questo modo, l’appassionato di giardinaggio saprà essere paziente ed aspettare il momento giusto per raccogliere i frutti del proprio impegno. Il ciclista, il nuotatore, il maratoneta alleneranno lo spirito competitivo, la determinazione e la propria capacità di resistenza non solo fisica, ma anche mentale, per arrivare a raggiungere l’obiettivo nonostante le difficoltà. Il fotografo sfrutterà le proprie capacità di osservazione per vedere la situazione da un’altra angolazione o notare un dettaglio risolutivo che agli altri era sfuggito. Il giocatore di scacchi imparerà ad analizzare la situazione, anticipare le mosse del suo interlocutore e a mettersi nei panni degli altri per capire il loro diverso punto di vista. Il pallavolista, il calciatore, il giocatore di basket saranno sempre più consapevoli del ruolo fondamentale di ogni membro della squadra per portare a casa la vittoria.

Molti dicono che chi fa coincidere il lavoro con la propria passione non dovrà mai lavorare nemmeno un giorno nella sua vita. Io penso che questa situazione sia un ottimo obiettivo a cui tendere ma che rimarrà sempre prerogativa di alcune, fortunate persone; per tutte le altre che non vedono coincidere il lavoro con la propria passione, il tempo libero diventa uno strumento prezioso non solo per sfogarsi o liberare la mente dallo stress della routine lavorativa, ma anche per imparare e migliorare in molti aspetti della propria vita, non ultimo quello professionale, proprio grazie a quella crescita personale che è avvenuta in un contesto completamente differente.

Non siamo solo i lavoratori e non siamo solo le persone che godono del proprio tempo libero.

Fino a qualche anno fa, l’identità di una persona coincideva con il suo ruolo in una determinata azienda, motivo per cui ci si ritrovava spaesati di fronte ad una repentina perdita del posto fisso. Oggi, il lavoro viene spesso visto come un obbligo che niente ha a che fare con l’identità di una persona, che viene espressa solamente al di fuori del contesto professionale. La verità è che, come nel gioco di ruolo puoi impersonare un mago o un guerriero, un elfo o un nano, uno schiavo o un re, senza perdere la capacità come giocatore ma anzi imparando ad interpretare i vari ruoli, anche nella vita quotidiana bisogna mantenere un collegamento tra le diverse “persone” che siamo ogni giorno per unirle in un’unica identità in continua evoluzione. Per continuare a crescere dal punto di vista personale e professionale, dobbiamo mantenerci aperti e ricettivi nei confronti delle diverse esperienze, senza sacrificare un aspetto della nostra identità a favore di un altro, ma imparando ad amalgamarli insieme in un unico flusso di apprendimento.

In definitiva, come afferma Winnicott, noto psicanalista, per crescere l’importante è non smettere mai di giocare.

Si laurea in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni nel 1995 ed è iscritta all’Albo Professionale dal 1997. Frequenta la Scuola di Formazione Formatori del Prof Francesco Avallone ed è specializzata in dinamiche nei piccoli e grandi gruppi, benessere organizzativo, sviluppo del potenziale, coaching individuale, team coaching e gestione psicosociale. Ha una grande esperienza nelle dinamiche di gestione del cambiamento, di gestione dei conflitti interpersonali e aziendali. Ha lavorato nella gestione di processi di riallineamento interfuzionale. Conosce ed ha gestito analisi degli assetti organizzativi, anche in caso di fusione e/o acquisizione aziendale. Ha lavorato come Change Manager in progetti di implementazione ERP per Grandi e Medie Aziende Nazionali e Multinazionali. Entra a far parte del Team SCR selezione e consulenza per le risorse umane nel 2015 e nel 2016 ne diventa Socia.

Si laurea in psicologia clinica e di comunità nel 1996. Dopo una formazione post-laurea in counselling orientativo e professionale, inizia la sua esperienza nel campo della psicologia del lavoro. Prima partecipando alla progettazione e allo sviluppo del servizio SIO della Provincia di Ravenna, primo esperimento pubblico di gestione specialistica dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro poi nel 2007 fondando SCR società di consulenza in ambito risorse umane specializzata nella ricerca, selezione e gestione del personale. Stefania è specializzata nella conduzione di colloqui a carattere valutativo, nell’utilizzo di testistica per l’analisi del profilo psicoattitudinale e nella progettazione e realizzazione di assesment e di percorsi di analisi e intervento organizzativo. Attualmente iscritta all’albo degli psicologi della Regione Emilia Romagna.

Si Laurea in Psicologia Clinica e di Comunità nel 1996, nel 2002 inizia la sua esperienza nel mondo della psicologia del lavora collaborando prima con il Centro per l’Impiego di Ravenna nella progettazione, realizzazione e gestione di azioni (quali, a titolo esemplificativo, tirocini formativi, incontri informativi, formazione individualizzata) finalizzate all’inserimento lavorativo di persone disoccupate. L’interesse per la materia la spinge a frequentare un Executive Master in selezione e valutazione delle risorse Umane svolto presso il Centro di Formazione Manageriale e gestione d’impresa della CCIAA di Bologna. Nel 2007 partecipa, come socia, alla nascita di SCR società di consulenza in ambito risorse umane specializzata nella ricerca, selezione e gestione del personale dove si occupa della gestione di percorsi di selezione, conduzione di colloqui a carattere selettivo, direalizzazione di assessment di gruppo, di utilizzo di testistica specialistica. È iscritta all’Albo degli Psicologi della Regione Emilia Romagna.