Con la parola metodo si intende “un procedimento atto a garantire, sul piano teorico o pratico, il soddisfacente risultato di un lavoro o di un comportamento”.

Per molti il metodo è qualcosa che accompagna tutte le attività di vita (scuola, lavoro, sport) mentre altri lo vivono come un’imposizione data da una fonte esterna che, attraverso il metodo appunto, chiede di omologare le azioni, di seguire un percorso già tracciato (e ritenuto efficace).

Premesso che tutti lavoriamo con un metodo, che può essere più o meno riconosciuto e che la sua centralità è data dalla flessibilità con cui lo implementiamo, cosa accade quando ci troviamo in un contesto dove il motto è “questo è il nostro metodo ed abbiamo sempre fatto così”?

Aspetti positivi:

– Riduzione del livello di ansia. Il metodo funge da binari sui quali procedere, questo ci permette di affrontare il nostro compito con una dose di tranquillità tipica dei sentieri già tracciati e quindi conosciuti;

– Passaggio di consegna. Avere un metodo comune rende più facile qualcosa che rappresenta spesso un elemento critico: coinvolgere nuove risorse in un progetto già avviato;

– Prevedibilità dei risultati e dei tempi. Come indicato anche nella stessa definizione, l’implementazione di un metodo permette di effettuare un pronostico rispetto al risultato. Questo aspetto può essere può essere facilitato se è presente uno storico dell’attività che ci accingiamo a compiere con tracciati i passaggi e i tempi necessari per effettuarli.

Aspetti negativi:

– Pilota automatico. Quando svolgiamo attività routinarie, di cui già padroneggiamo il metodo, tendiamo a inserire il pilota automatico, modalità sicuramente poco dispendiosa dal punto di vista dell’energia ma che rischia di non farci cogliere segnali potenzialmente in contrasto con il nostro obiettivo;

– Riduzione della creatività. L’abitudine ad agire secondo determinati standard e seguendo step magari tracciati da altri tende a “tarpare le ali” della nostra fantasia, rischiando così di non apportare eventuali nuove ed efficaci strategie per paura di uscire dal sentiero conosciuto. Percepire quindi non avere un ruolo incisivo sul progetto;

– Noia. Anche le persone meno inclini a svolgere attività creative risentono della ripetitività delle azioni e del senso di noia che esse spesso comportano.

Come già detto, agire senza metodo è pressoché impossibile in considerazione della nostra natura sociale ed evolutiva; tuttavia, è possibile mettere in pratica dei comportamenti utili a non ricadere negli “aspetti negativi” sopra elencati. Quando il ritmo delle attività in cui siamo coinvolti lo permette, possiamo permetterci di guardare le cose da un diverso punto di vista, magari informandoci o confrontandoci con colleghi o esperti del settore andando quindi a ricercare nuove strategie da utilizzare.

Soprattutto per chi si affaccia al mondo del lavoro risulta più semplice inserirsi in un contesto dove è presente un metodo condiviso e utilizzato da tutti ma dove la possibilità di andare fuori dagli schemi non soltanto è apprezzata ma anche incentivata. Questa strategia può risultare vincente soprattutto nei momenti di impasse dove il conosciuto è già stato fatto e il risultato non è soddisfatto.

Si laurea in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni nel 1995 ed è iscritta all’Albo Professionale dal 1997. Frequenta la Scuola di Formazione Formatori del Prof Francesco Avallone ed è specializzata in dinamiche nei piccoli e grandi gruppi, benessere organizzativo, sviluppo del potenziale, coaching individuale, team coaching e gestione psicosociale. Ha una grande esperienza nelle dinamiche di gestione del cambiamento, di gestione dei conflitti interpersonali e aziendali. Ha lavorato nella gestione di processi di riallineamento interfuzionale. Conosce ed ha gestito analisi degli assetti organizzativi, anche in caso di fusione e/o acquisizione aziendale. Ha lavorato come Change Manager in progetti di implementazione ERP per Grandi e Medie Aziende Nazionali e Multinazionali. Entra a far parte del Team SCR selezione e consulenza per le risorse umane nel 2015 e nel 2016 ne diventa Socia.

Si laurea in psicologia clinica e di comunità nel 1996. Dopo una formazione post-laurea in counselling orientativo e professionale, inizia la sua esperienza nel campo della psicologia del lavoro. Prima partecipando alla progettazione e allo sviluppo del servizio SIO della Provincia di Ravenna, primo esperimento pubblico di gestione specialistica dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro poi nel 2007 fondando SCR società di consulenza in ambito risorse umane specializzata nella ricerca, selezione e gestione del personale. Stefania è specializzata nella conduzione di colloqui a carattere valutativo, nell’utilizzo di testistica per l’analisi del profilo psicoattitudinale e nella progettazione e realizzazione di assesment e di percorsi di analisi e intervento organizzativo. Attualmente iscritta all’albo degli psicologi della Regione Emilia Romagna.

Si Laurea in Psicologia Clinica e di Comunità nel 1996, nel 2002 inizia la sua esperienza nel mondo della psicologia del lavora collaborando prima con il Centro per l’Impiego di Ravenna nella progettazione, realizzazione e gestione di azioni (quali, a titolo esemplificativo, tirocini formativi, incontri informativi, formazione individualizzata) finalizzate all’inserimento lavorativo di persone disoccupate. L’interesse per la materia la spinge a frequentare un Executive Master in selezione e valutazione delle risorse Umane svolto presso il Centro di Formazione Manageriale e gestione d’impresa della CCIAA di Bologna. Nel 2007 partecipa, come socia, alla nascita di SCR società di consulenza in ambito risorse umane specializzata nella ricerca, selezione e gestione del personale dove si occupa della gestione di percorsi di selezione, conduzione di colloqui a carattere selettivo, direalizzazione di assessment di gruppo, di utilizzo di testistica specialistica. È iscritta all’Albo degli Psicologi della Regione Emilia Romagna.