L’interessante tendenza a ripensare i contesti e la progettazione del lavoro ha da pochi anni prodotto un nuovo approccio: la Gamification. Facendo rientrare all’interno del calderone “giochi” tutte quelle attività strutturate con un orientamento ludico, l’idea alla base della Gamification è portare elementi tipici della struttura dei giochi in altri contesti, primo tra tutti quello lavorativo appunto, con l’obiettivo di favorire la motivazione dell’utente (lavoratore) e la sua produttività. Lo scopo è appunto riuscire a identificare cosa rende le attività ludiche attraenti e appaganti, e suggerire di conseguenza determinati cambiamenti in contesti di non-gioco. Una stima di pochi anni fa rivelava che entro l’anno appena terminato, il processo di Gamification del lavoro sarebbe entrato in almeno la metà delle aziende di tutto il mondo impegnate in processi di innovazione (lo disse la società di consulenza del settore IT Gartner nel 2011).

Sulla carta la Gamification dovrebbe, insomma, evocare le stesse esperienze che i giochi generalmente scatenano. Se ne è parlato anche al TEDTalk di Bologna 2013. Cristian Zoli, che di Gamification è profondo conoscitore e Game Designer, spiega quali sono le meccaniche di un “buon” gioco (ovvero di un gioco che funziona e diverte), le quali possono essere studiate e implementate anche in un contesto di lavoro. Secondo il relatore sarebbe già un buon risultato se un ambiente lavorativo presentasse almeno quattro tra i seguenti elementi:

  • Obiettivi chiari
  • Feedback costante
  • Sfide bilanciate (alle capacità dell’utente)
  • Interazione sociale (per svolgere il proprio lavoro è necessario collaborare)
  • Sensazione di controllo (la persona deve sentirsi padrona delle proprie attività)
  • Predisposizione all’errore (in quanto l’attività deve richiedere concentrazione costante)
  • Senso di miglioramento (percezione che le proprie competenze incrementino)

Nel 2014 un team internazionale ha esaminato le metodologie e i risultati di 24 studi sull’argomento, con l’obiettivo di dare risposte attendibili alla domanda: la Gamification funziona? Sono state prese in oggetto le medesime meccaniche individuate da Zoli, cui la letteratura scientifica ha dato un nome che in lingua italiana sarebbe “leve motivazionali”. Esse costituiscono sul piano metodologico le variabili indipendenti; gli effetti sugli individui (tra cui divertimento, atteggiamento e motivazione) sono state considerati come variabili dipendenti. Gli studi hanno preso in esame per la maggiore contesti di formazione e apprendimento, ma non sono mancati contesti di lavoro vero e proprio.

La maggior parte degli articoli esaminati ha individuato effetti positivi della Gamification, ma non per tutti gli elementi che la teoria suggerisce di implementare. In generale, comunque, la risposta è: sì, pare che l’approccio della Gamification funzioni. È evidente, però, che la letteratura scientifica sul tema è ancora in fase di sviluppo: necessita ovvero di modelli complessi e metodologie di ricerca rigorose che permettano di definire, sia a livello individuale che organizzativo, sia psicologico che comportamentale, quali variabili sono affette dal cambiamento che la Gamification propone, e quindi gli esiti a breve e lungo termine.

L’approccio del gioco costituisce uno stimolo interessante e un passo ulteriore nell’ambito della Gestione delle Risorse Umane per il miglioramento della qualità del lavoro e della vita lavorativa nelle aziende, ormai ritenuto asset imprescindibile per chi si occupa anche di recruiting e outplacement. Ben venga quindi la Gamification, con la speranza che sia l’individuo, piuttosto che la pura produttività, ad essere sempre al centro di questi studi. Chissà se in un prossimo futuro un dirigente si chiederà se, oltre ad aver lavorato bene, i propri dipendenti si siano anche divertiti…

Bibliografia

Gartner (2011). Gartner Says By 2015, More Than 50 Percent of Organizations That Manage Innovation Processes Will Gamify Those Processes. Consultato tramite http://www.gartner.com/newsroom/id/1629214

Hamari, J., Koivisto, J., & Sarsa, H. (2014, January). Does gamification work?–a literature review of empirical studies on gamification. In System Sciences (HICSS), 2014 47th Hawaii International Conference on (pp. 3025-3034). IEEE.

Quando smettiamo di divertirci – Christian Zoli at TEDxBologna [file video]. Consultato tramite https://www.youtube.com/watch?v=u7tAFhK8oO

Si laurea in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni nel 1995 ed è iscritta all’Albo Professionale dal 1997. Frequenta la Scuola di Formazione Formatori del Prof Francesco Avallone ed è specializzata in dinamiche nei piccoli e grandi gruppi, benessere organizzativo, sviluppo del potenziale, coaching individuale, team coaching e gestione psicosociale. Ha una grande esperienza nelle dinamiche di gestione del cambiamento, di gestione dei conflitti interpersonali e aziendali. Ha lavorato nella gestione di processi di riallineamento interfuzionale. Conosce ed ha gestito analisi degli assetti organizzativi, anche in caso di fusione e/o acquisizione aziendale. Ha lavorato come Change Manager in progetti di implementazione ERP per Grandi e Medie Aziende Nazionali e Multinazionali. Entra a far parte del Team SCR selezione e consulenza per le risorse umane nel 2015 e nel 2016 ne diventa Socia.

Si laurea in psicologia clinica e di comunità nel 1996. Dopo una formazione post-laurea in counselling orientativo e professionale, inizia la sua esperienza nel campo della psicologia del lavoro. Prima partecipando alla progettazione e allo sviluppo del servizio SIO della Provincia di Ravenna, primo esperimento pubblico di gestione specialistica dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro poi nel 2007 fondando SCR società di consulenza in ambito risorse umane specializzata nella ricerca, selezione e gestione del personale. Stefania è specializzata nella conduzione di colloqui a carattere valutativo, nell’utilizzo di testistica per l’analisi del profilo psicoattitudinale e nella progettazione e realizzazione di assesment e di percorsi di analisi e intervento organizzativo. Attualmente iscritta all’albo degli psicologi della Regione Emilia Romagna.

Si Laurea in Psicologia Clinica e di Comunità nel 1996, nel 2002 inizia la sua esperienza nel mondo della psicologia del lavora collaborando prima con il Centro per l’Impiego di Ravenna nella progettazione, realizzazione e gestione di azioni (quali, a titolo esemplificativo, tirocini formativi, incontri informativi, formazione individualizzata) finalizzate all’inserimento lavorativo di persone disoccupate. L’interesse per la materia la spinge a frequentare un Executive Master in selezione e valutazione delle risorse Umane svolto presso il Centro di Formazione Manageriale e gestione d’impresa della CCIAA di Bologna. Nel 2007 partecipa, come socia, alla nascita di SCR società di consulenza in ambito risorse umane specializzata nella ricerca, selezione e gestione del personale dove si occupa della gestione di percorsi di selezione, conduzione di colloqui a carattere selettivo, direalizzazione di assessment di gruppo, di utilizzo di testistica specialistica. È iscritta all’Albo degli Psicologi della Regione Emilia Romagna.