Con l’avvento del nuovo Web 2.0, 3.0, 4.0 e via discorrendo i potenziali miglioramenti tecnologici offerti alla aziende sono pressoché illimitate. Ma, ahimè, oltre ai benefici, l’avvento di internet e in particolar modo dei social network ha portato con sé anche nuovi fenomeni di natura controversa, come appunto il Cyberloafing. Questo termine non indica nient’altro che la nuova modalità sempre più smart e sempre più social di “perdere tempo” a lavoro sfruttando la connessione internet aziendale.

Per fare degli esempi concreti, ricordate quella volta in cui avete prenotato l’albergo per le vostre vacanze estive mentre eravate a lavoro? O quando avete risposto alla conversazione Facebook per decidere cosa fare a Capodanno in ufficio? Ecco, quello era Cyberloafing. Del resto qualcuno di noi può dire di non aver mai peccato di Cyberloafing almeno una volta nella sua carriera? Difficile, ed è per questo che solitamente queste azioni vengono giudicate come qualcosa di innocuo per l’azienda.

Il Cyberloafing, però, ha cominciato ad essere un fenomeno sempre più diffuso, tanto che in Inghilterra i lavoratori spendono circa il  40% del proprio tempo online per scopi non lavorativi, portando ad una perdita di circa 154 milioni l’anno per le aziende inglesi (Hallett, 2002).

La crescita esponenziale di questo fenomeno ha portato, di conseguenza, alla reazione delle aziende che spesso hanno deciso di intervenire attraverso dei sistemi di monitoraggio o impedendo l’accesso a determinate tipologie di siti internet.  Questi metodi di restrizione, però, oltre a ridurre il fenomeno del Cyberloafing  portano anche a costi aggiuntivi per le aziende e spesso ad un malcontento dei lavoratori che percepiscono una mancanza di fiducia da parte dell’azienda e che di conseguenza sono più portanti a giustificare la messa in atto di comportamenti scorretti nei confronti della ditta.

Ma allora quel’è la strategia migliore per combattere il Cyberloafing?

Ebbene, forse, la soluzione è proprio decidere di non combatterlo. Diverse ricerche hanno dimostrato, infatti, come staccare la mente dalle attività lavorative passando qualche minuto sui social possa effettivamente ridurre lo stress lavoro correlato e aumentare il benessere dei lavoratori  (Overac, 2002). Senza considerare, inoltre, che al giorno d’oggi i social possono essere fonte di nuove conoscenze, di scambi di idee con amici, ex colleghi e conoscenti, costituendo quindi un bagaglio di risorse potenziali che potrebbe apportare valore aggiunto all’azienda. Oltre a ciò cercare di fermare l’utilizzo del web sul luogo di lavoro attraverso forme di restrizione sarebbe come cercare di svuotare una barca che affonda con uno scolapasta: dispendioso, insensato e impossibile. Infatti, oggigiorno la pervasività del web nei contesti lavorativi e personali rende impossibile bloccare l’utilizzo di tale strumento attraverso delle imposizioni esterne rendendo necessario agire sulla percezione interna del singolo lavoratore. Come? Lasciando al lavoratore l’autonomia di gestire il proprio utilizzo di internet sul luogo di lavoro purché questo resti nei limiti della legalità e non incida sul raggiungimento degli obiettivi aziendali. Fare ciò, infatti, favorirebbe un clima di fiducia tra i lavoratori che si sentiranno maggiormente incentivati a ricambiare attraverso comportamenti più corretti nei confronti della propria azienda.

In conclusione, piuttosto che investire in sistemi sempre più ingegnosi per cercare di sopprimere il fenomeno del Cyberloafing, le aziende dovrebbero fermarsi ad analizzare la situazione e chiedersi se è realmente necessario intervenire per ridurre tale fenomeno o se invece risulta più proficuo renderlo un alleato delle proprie attività lavorative.

Si laurea in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni nel 1995 ed è iscritta all’Albo Professionale dal 1997. Frequenta la Scuola di Formazione Formatori del Prof Francesco Avallone ed è specializzata in dinamiche nei piccoli e grandi gruppi, benessere organizzativo, sviluppo del potenziale, coaching individuale, team coaching e gestione psicosociale. Ha una grande esperienza nelle dinamiche di gestione del cambiamento, di gestione dei conflitti interpersonali e aziendali. Ha lavorato nella gestione di processi di riallineamento interfuzionale. Conosce ed ha gestito analisi degli assetti organizzativi, anche in caso di fusione e/o acquisizione aziendale. Ha lavorato come Change Manager in progetti di implementazione ERP per Grandi e Medie Aziende Nazionali e Multinazionali. Entra a far parte del Team SCR selezione e consulenza per le risorse umane nel 2015 e nel 2016 ne diventa Socia.

Si laurea in psicologia clinica e di comunità nel 1996. Dopo una formazione post-laurea in counselling orientativo e professionale, inizia la sua esperienza nel campo della psicologia del lavoro. Prima partecipando alla progettazione e allo sviluppo del servizio SIO della Provincia di Ravenna, primo esperimento pubblico di gestione specialistica dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro poi nel 2007 fondando SCR società di consulenza in ambito risorse umane specializzata nella ricerca, selezione e gestione del personale. Stefania è specializzata nella conduzione di colloqui a carattere valutativo, nell’utilizzo di testistica per l’analisi del profilo psicoattitudinale e nella progettazione e realizzazione di assesment e di percorsi di analisi e intervento organizzativo. Attualmente iscritta all’albo degli psicologi della Regione Emilia Romagna.

Si Laurea in Psicologia Clinica e di Comunità nel 1996, nel 2002 inizia la sua esperienza nel mondo della psicologia del lavora collaborando prima con il Centro per l’Impiego di Ravenna nella progettazione, realizzazione e gestione di azioni (quali, a titolo esemplificativo, tirocini formativi, incontri informativi, formazione individualizzata) finalizzate all’inserimento lavorativo di persone disoccupate. L’interesse per la materia la spinge a frequentare un Executive Master in selezione e valutazione delle risorse Umane svolto presso il Centro di Formazione Manageriale e gestione d’impresa della CCIAA di Bologna. Nel 2007 partecipa, come socia, alla nascita di SCR società di consulenza in ambito risorse umane specializzata nella ricerca, selezione e gestione del personale dove si occupa della gestione di percorsi di selezione, conduzione di colloqui a carattere selettivo, direalizzazione di assessment di gruppo, di utilizzo di testistica specialistica. È iscritta all’Albo degli Psicologi della Regione Emilia Romagna.