Il Cool hunting è uno strumento di marketing sviluppatosi negli anni 90 il cui obiettivo è quello di osservare tendenze, modelli culturali, stili di consumo quando questi sono ancora in fase embrionale.
I Cool Hunters (letteralmente “cacciatori di tendenze”) osservano e documentano i trends emergenti e in fase di formazione, anticipando le future necessità del mercato.
Nata nei settori della moda, ma presto estesa a 360°, questa metodologia “non convenzionale” fornisce materiale utile a delineare, in anticipo sui tempi, gli orientamenti e i linguaggi “che verranno”.
Attraverso una posizione intermedia tra produttori e consumatori, i Cool hunters maneggiano un contenuto informativo ad alto valore culturale ed economico, che orienta le aziende su bisogni, valori emergenti e su quei comportamenti di consumo che verranno tradotti in nuovi prodotti, nuovi servizi e progetti strategici di innovazione.

Ma cosa fa esattamente un Cool Hunter? Come orientarsi fra ricerca di mercato classica, Cool hunting e Trend setting?
Diamo la parola a Domentico Fucigna, architetto, presidente di TEA Trends Explorers Associated, esperto di innovazione di prodotto, creatore di un metodo di ricerca e rappresentazione degli scenari del futuro finalizzato all’utilizzo pratico in azienda.

Totò, Peppino e il cool hunter

C’è una bella differenza tra il cool hunter e il trend setter.

Il cool hunter risponde alla domanda “noio volevàn savuàr…
Una domanda di sapere destrutturata, anche disorientata, allargata a tutto il contesto, all’ambiente in cui ci muoviamo.

Il cool hunter è un cacciatore di novità e, come Totò, di nuovi linguaggi: comunicativi, persuasivi e di rappresentazione. Ha il compito di tenere le antenne accese e i sensi attivati, in modo da cogliere per primo gli ormai arcinoti segnali deboli, i primi segni di una possibile tendenza del mercato, nel momento in cui questi iniziano a manifestarsi.

Il cool hunter si deve trovare nel posto giusto al momento giusto, ovvero nel luogo in cui le nuove cose accadono, nel momento in cui accadono. Deve essere un collettore di stimoli, istintivo, avere abbastanza fiuto da farsi attrarre dalle cose giuste.

Il trend setter risponde alla domanda “per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?”, dà una sbirciata al futuro dell’azienda e contribuisce ad un primo disegno strategico, collabora nella selezione, tra le molte possibili, delle tendenze giuste per lo specifico progetto e per l’azienda nel suo complesso (se glielo chiedono…). Il trend setter indica gli orientamenti più forti e lavora con l’azienda per far convergere le risorse necessarie su una direzione comune. Ha il ruolo del tattico nelle regate: intuire la direzione del vento, scegliere il campo di regata e rispondere alle richieste dello skipper. Ed è questa responsabilità (letteralmente: abilità a rispondere) che sta determinando una certa diffusione di questa figura all’interno degli uffici marketing.

Il trends setter, come il cool hunter, fa uso delle qualità tipiche del manager zen: “l’intuizione, l’immaginazione creativa, legge tra le righe e capta nuove strade”.

Le ricerche classiche, i numeri, sono oggi un po’ meno capaci di descrivere il contesto sempre più fluido in cui ci muoviamo. Abbiamo visto recentemente il flop clamoroso nelle previsioni elettorali. L’approccio positivista è eccessivamente rigido rispetto al territorio della sua indagine.

Quindi: il cool hunter possiede fiuto e una creatività fresca, che gli consentono di correre tanto e raccogliere tanti materiali. Va da sé che si deve trattare di giovani talenti. I cool hunter lavorano, per lo più, nel sistema moda e design: settori e prodotti maturi, nei quali l’innovazione è molto rapida e si concentra sugli aspetti di stile del prodotto e sulla comunicazione.

Il trend setter possiede una creatività esperta, che gli consente di distinguere ciò che va tenuto e ciò che va buttato. Ha un ruolo di “riduttore di complessità”: deve riconoscere tra gli elementi emergenti quelli più solidi, ridurre le variabili del processo di innovazione, fino a renderle nuovamente governabili. In questo senso arriva a dare risposte molto pratiche: non solo quali direzioni intraprendere, ma fino a quali valori comunicare, quali parole utilizzare, quali colori e quali immagini.

Il trend setter può intervenire anche all’interno di altri settori, per l’innovazione di prodotto in senso lato: anche in settori come le tlc, i trasporti, l’energia e la politica, laddove i processi e i rischi possono essere ancora più importanti.

“Insomma mi sono capito?”

di Domenico Fucigna (TEA Trends – www.teatrends.it )

Si laurea in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni nel 1995 ed è iscritta all’Albo Professionale dal 1997. Frequenta la Scuola di Formazione Formatori del Prof Francesco Avallone ed è specializzata in dinamiche nei piccoli e grandi gruppi, benessere organizzativo, sviluppo del potenziale, coaching individuale, team coaching e gestione psicosociale. Ha una grande esperienza nelle dinamiche di gestione del cambiamento, di gestione dei conflitti interpersonali e aziendali. Ha lavorato nella gestione di processi di riallineamento interfuzionale. Conosce ed ha gestito analisi degli assetti organizzativi, anche in caso di fusione e/o acquisizione aziendale. Ha lavorato come Change Manager in progetti di implementazione ERP per Grandi e Medie Aziende Nazionali e Multinazionali. Entra a far parte del Team SCR selezione e consulenza per le risorse umane nel 2015 e nel 2016 ne diventa Socia.

Si laurea in psicologia clinica e di comunità nel 1996. Dopo una formazione post-laurea in counselling orientativo e professionale, inizia la sua esperienza nel campo della psicologia del lavoro. Prima partecipando alla progettazione e allo sviluppo del servizio SIO della Provincia di Ravenna, primo esperimento pubblico di gestione specialistica dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro poi nel 2007 fondando SCR società di consulenza in ambito risorse umane specializzata nella ricerca, selezione e gestione del personale. Stefania è specializzata nella conduzione di colloqui a carattere valutativo, nell’utilizzo di testistica per l’analisi del profilo psicoattitudinale e nella progettazione e realizzazione di assesment e di percorsi di analisi e intervento organizzativo. Attualmente iscritta all’albo degli psicologi della Regione Emilia Romagna.

Si Laurea in Psicologia Clinica e di Comunità nel 1996, nel 2002 inizia la sua esperienza nel mondo della psicologia del lavora collaborando prima con il Centro per l’Impiego di Ravenna nella progettazione, realizzazione e gestione di azioni (quali, a titolo esemplificativo, tirocini formativi, incontri informativi, formazione individualizzata) finalizzate all’inserimento lavorativo di persone disoccupate. L’interesse per la materia la spinge a frequentare un Executive Master in selezione e valutazione delle risorse Umane svolto presso il Centro di Formazione Manageriale e gestione d’impresa della CCIAA di Bologna. Nel 2007 partecipa, come socia, alla nascita di SCR società di consulenza in ambito risorse umane specializzata nella ricerca, selezione e gestione del personale dove si occupa della gestione di percorsi di selezione, conduzione di colloqui a carattere selettivo, direalizzazione di assessment di gruppo, di utilizzo di testistica specialistica. È iscritta all’Albo degli Psicologi della Regione Emilia Romagna.